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La Sinistra non c'è più
Un dato su tutti emerge dai risultati delle ultime elezioni amministrative nei tre più grandi comuni della Piana interessati al voto - Palmi, Taurianova e Cittanova - ed è la scomparsa della Sinistra. Essa è stata letteralmente cancellata: almeno dal punto di vista rappresentativo e istituzionale non ha più una presenza significativa e valida nei consigli comunali, neppure come opposizione. A parte Taurianova dove storicamente la Sinistra, pur essendo stata quasi sempre all’opposizione, marcava una rilevante consistenza, a Palmi l’amministrazione uscente era di centro-sinistra, mentre a Cittanova si veniva da ben quindici anni ininterrotti di una sorta di monocolore diessino col sindaco Morano, unanimemente considerato persona capace ed efficiente. A Cittanova si è affermato subito il centro-destra. A Palmi e Taurianova, all’indomani dei ballottaggi, per la Sinistra siamo di fronte ad una débâcle totale che dietro di sé non lascia altro che rovine e macerie. Le tre realtà per quanto similari presentano delle peculiarità proprie legate alla conformazione dei singoli centri oltre che, com’è ovvio, all’evoluzione delle vicende politico-amministrative dell’ultimo decennio. Degli altri comuni interessati dalla tornata elettorale amministrativa, di media grandezza come Rizziconi, Laureana e Seminara, e dei piccoli centri quali Sant’Eufemia d’Aspromonte, San Procopio, Varapodio e Terranova S.M. non tratteremo perché troppo ingarbugliata e frastagliata è la composizione delle liste civiche che si sono contese le amministrazioni. Nonostante infatti dalle denominazioni e dai simboli adottati si sia portati a ricavare l’appartenenza a un preciso schieramento politico, se poi si esaminano i nomi e le biografie dei singoli candidati allora si nota che le appartenenze partitiche (non parliamo di quelle ideologiche!) sfumano fino a comporre un variegato ed intrecciato mosaico che vede schierati fianco a fianco “il comunista” con “il fascista”, per nominare solo i due estremi. In realtà i centri minori, da sempre abituati alla logica ferrea del maggioritario, finiscono per esprimere candidature costruite su personalità polarizzanti vuoi per legami professionali o imprenditoriali vuoi per autorevolezza e considerazione sociale. Dunque a oggi solo Polistena ha un’amministrazione di centro-sinistra, mentre Palmi, Taurianova e Cittanova si sono aggiunte a Gioia Tauro e Rosarno che sono amministrate dal centro-destra. Il ballottaggio a Palmi ha visto protagonisti da un lato l’ex prefetto Ennio Gaudio, che ha vinto con oltre il 54%, sostenuto da uno schieramento formato da due liste civiche che facevano perno su Alleanza Nazionale e dall’altro Rita Enza Franco, sostenuta da due altre liste civiche, dall’UDC, dalla Democrazia Cristiana e soprattutto da Forza Italia, che nonostante la sconfitta della sua candidata si conferma il primo partito. Le due liste di centro-sinistra, rispettivamente una con candidato Alvaro, appoggiato, tra gli altri, dalla Margherita e da Italiani nel mondo (sen. De Gregorio) e l’altra con candidato a sindaco Carmine Cogliandro, sostenuto dai DS e da I Socialisti, in pratica si sono elise a vicenda ed hanno buttato via un terzo dell’elettorato. Un’unica lista di centro-sinistra avrebbe facilmente raggiunto il ballottaggio riuscendo poi a incunearsi tra le contraddizioni del centro-destra. Non c’è dubbio che la figura vincente è Gaudio che raccoglie un vasto consenso di carattere personale avendo, al secondo turno, quasi raddoppiato i voti. Anche a Taurianova i candidati a sindaco erano inizialmente quattro, ma Vincenzo Gullace, sostenuto da un’inedita coalizione formata da Alleanza Nazionale e Socialdemocratici, non nutriva eccessive speranze. In effetti ha conseguito un modesto 5,54%, marginale nella ripartizione delle scelte. Così anche le aspettative di Angela Marafioti, candidata del centro-sinistra più tradizionale, non dovevano essere molto rosee e la possibilità di arrivare al ballottaggio risultava abbastanza remota. Sicché, come a Palmi, la lotta fin dall’inizio appariva ristretta all’interno del centro-destra che da un lato si coagulava intorno a Forza Italia e al sindaco uscente Biasi con candidato Placido Orlando e dall’altro, pur presentando un candidato giovane e nuovo - Domenico Romeo - riuniva, in realtà attorno alla dottoressa Macrì, le forze politiche più tradizionali. Secondo le attese di Orlando e Biasi la partita si sarebbe dovuta chiudere già al primo turno, non perché il ballottaggio presentasse particolari rischi, bensì perché la tela tessuta in tutti questi anni da Biasi avrebbe dovuto premiare l’amministrazione uscente. Per inciso, Biasi era stato dichiarato decaduto in quanto ineleggibile perché al suo terzo mandato, ma questo, unanimemente, veniva reputato un semplice incidente di percorso. I risultati del primo turno danno Orlando al 44,78%, Romeo al 33,6% e, fuori gioco, la Marafioti con il 16,08% e Gullace con il 5,54%. “Vinceremo al primo turno” pronosticavano baldanzosamente quelli di Forza Italia e stavano per riuscirci, poi si sono consolati con il forte distacco - 1.100 voti - inflitto a Romeo e a quel punto, si sono detti, rimontare un simile dislivello è impresa impensabile per cui la festa è solo rimandata. E invece l’impossibile si è verificato. Al secondo turno non solo Romeo ha risalito lo svantaggio, ma ha inflitto a Orlando un distacco di oltre 700 voti arrivando a superare il 54%, recuperando cioè oltre 20 punti in percentuale. Chiamarlo ribaltone è il minimo. Un giornale locale - Cittàmia - subito dopo il primo turno ha titolato in copertina: Taurianova al ballottaggio - “Placido Biasi” contro “Domenico Macrì”, mettendo così in chiaro i termini dello scontro. Il vero stratega dell’elezione di Romeo è stata la dottoressa Olga Macrì che ancora una volta ha saputo cogliere dei segnali, impercettibili ai più, provenienti dall’elettorato e ha tessuto la trama giusta per trasformare, quasi magicamente, un modesto risultato in un formidabile trampolino di lancio per una spettacolare rimonta. Le ragioni di questo travolgente cambiamento? Tante, ovviamente; alcune palesi, qualcuna inspiegabile, altre occulte e sotterranee, altre ancora da decifrare. L’orientamento e gli umori dell’elettorato sono mobili, “qual piuma al vento”, però mutamenti così repentini un minimo comune denominatore devono necessariamente averlo. Intanto si può notare, per quel che vale, che la somma dei voti dei due candidati perdenti (21,62%) equivale, più o meno, alla somma ( 20,08%) del recupero effettuato da Romeo su Orlando nel secondo turno. Il candidato di Forza Italia, tra il primo turno e il ballottaggio, rimane sostanzialmente immobile perché passa da un 44,78% a un 45,6%, limitandosi a mantenere il proprio elettorato senza attrarre alcun voto di provenienza diversa. Non pare azzardato sostenere che un nutrito gruppo di elettori di Forza Italia al ballottaggio o non sono andati a votare o hanno votato per Romeo. Cosa li abbia spinti a mutare opinione ci vorrà tempo per capirlo, qualcuno sostiene che ha dato fastidio una certa eccessiva “personalizzazione” dello scontro che forse più precisamente e più correttamente bisognerebbe chiamare “familiarizzazione” dello scontro. Qualcuno osserva poi che gli elettori più avvertiti del centro-sinistra hanno fatto tesoro della regola aurea del maggioritario a doppio turno e hanno votato per quello che considerano il male minore, cioè Romeo. Fatto sta che il risultato ha spiazzato tutti, meno una, probabilmente. E veniamo a Cittanova, dove si è votato con il sistema maggioritario e ha vinto il centro-destra con Alessandro Cannatà. Per non fare la cronaca di una vittoria annunciata e scontata, non si può che parlare degli errori commessi dal centro-sinistra. Qualunque formula politica è destinata a logorarsi e quindi che l’amministrazione Morano da tempo mostrasse la corda era sotto gli occhi di tutti. I DS, perno fondamentale della coalizione, invece di preparare la successione hanno pensato bene di dividersi e di moltiplicarsi. Da una costola dei DS sono venuti fuori “I Riformisti” collegati strettamente con Peppe Bova, Presidente del Consiglio Regionale. Questo gruppo è riuscito a esprimere un consigliere provinciale, Francesco D’Agostino, e si è ritagliato un autonomo spazio nell’ambito del centro-sinistra cittanovese. Vi è poi la vicenda della presidenza della Comunità Montana, che ha visto il distacco di La Delfa dai DS e il suo avvicinamento ai Comunisti Italiani, con i quali si è candidato alle provinciali; infine, recentemente, sempre i DS hanno perso ulteriori pezzi in quanto alcuni dirigenti e militanti di antica data non hanno aderito all’opzione per la formazione del Partito Democratico, contribuendo a indebolire la coalizione proprio nel momento cruciale della formazione della lista. La sconfitta del centro-sinistra, che presentava un uomo nuovo - Francesco Giovinazzo - è netta e senza appello. Oltre mille voti di scarto non lasciano scampo e se poi si aggiungono i voti ottenuti dalla terza lista - Cittanovattiva, guidata da Luisa Foci - si arriva a quasi 1.600 voti, in una realtà dove per quindici anni la Sinistra è stata egemone. La sconfitta insomma era nell’aria. E’ logico che non può essere attribuita a errori dell’ultimo minuto o a una sbagliata e improvvisata organizzazione della campagna elettorale. Vi sono errori di comunicazione, errori di presentazione, vi è stato un approccio sbagliato con l’elettorato più tradizionale: la successione va preparata con largo anticipo e solo un Luigi XV può permettersi di dire “après moi le déluge!” Bisognava avere il coraggio di formare una nuova classe dirigente puntando sui giovani, su alcune figure femminili e su esponenti del mondo delle professioni e dell’imprenditoria. Su persone libere dai passati condizionamenti ideologici, capaci di muoversi a tutto campo, magari senza ferrei legami di appartenenza partitica o di schieramento. La coalizione di centro-destra, che ha raccolto tutti quelli che un tempo avremmo definito “i notabili” della politica, ha avuto gioco facile. Ha vinto sul malcontento, sull’inesperienza, sull’improvvisazione con un Programma, appunto come recitava lo slogan, “Per Cittanova”. Ha puntato cioè a mettere in evidenza quegli aspetti, quegli interventi e quelle azioni che possono, nel breve periodo, valorizzare il paese ed esaltare alcune sue risorse sopite, come la montagna (lo Zomaro - il Parco) o le scuole. La Giunta, o meglio le varie Giunte Morano hanno puntato verso l’esterno nel tentativo, giusto e corretto, di proiettare Cittanova dentro la Piana, verso il porto di Gioia Tauro e verso le grandi infrastrutture in corso di realizzazione (termovalorizzatore - autostrada - pedemontana, ecc.). Solo che per un’intricata serie di ragioni Cittanova un suo ruolo all’interno della Piana non ce l’ha e non è ancora riuscita a trovarlo; è stata tagliata fuori dalle vie di comunicazione, non ha la possibilità di una conurbazione, non è più un centro amministrativo importante, non ha attrattive turistiche, ha da tempo perso un settore trainante come l’artigianato produttivo, ha un’agricoltura arretrata e parassitaria. Morano ha l’indiscusso merito di averla fatta uscire dal tunnel degli anni di piombo della faida, ma ha perso, e con lui l’intera Sinistra, la sfida dello sviluppo. Rimboccarsi le maniche, forse, non basta più.
(16.06.2007)
Antonio Orlando
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