Testo dell'intervento di CittanovAttiva al convegno "Dalle ragioni del dissenso alle ragioni del consenso per governare Cittanova"
(Cittanova, 08.03.2009)
Prima di addentrarmi nel tema della discussione, porgo a tutti i
presenti i miei saluti personali e quelli del Consiglio Direttivo di
CittanovAttiva, che mi onoro di rappresentare. A nome di tutto il
direttivo dell’Associazione, inoltre, ringrazio per l’opportunità che
ci viene offerta di esprimerci su un tema di grande rilevanza in
questo particolare momento della vita politica cittadina.
Mi complimento con il Circolo delle Libertà per avere assunto
questa iniziativa e per la sua splendida organizzazione. So che sono
occorsi tempo, fatica e tanta pazienza. Anche perché, come è stato
detto, tanti sono stati i rifiuti agli inviti di partecipazione ai lavori.
Io penso, mi sia consentito dirlo, che chi si sottrae al confronto e al
dibattito pubblico si riduce al tatticismo spicciolo (nel quale, molto
probabilmente, è destinato ad implodere); dimostra, inoltre, non
soltanto di ignorare il valore e il senso della politica, ma anche di
non saper cogliere la gravità e l’importanza di questo particolare
momento storico nel quale il confronto di idee e di posizioni, sia
nella prospettiva della verifica dell’esistenza di condizioni per una
sintesi politica sia quale necessario momento di riflessione generale
e di stimolo, costituisce una ineludibile necessità.
Non c’era, quindi, alcun motivo di sottrarsi al dibattito
pubblico. A me pare, infatti, che questo incontro ha consentito a
ciascuno di noi di ascoltare le ragioni altrui, di esprimere le proprie
e di confrontarsi su un tema di viva attualità. Chi, per mere ragioni
di tattica politica, ha deciso di non portare la propria voce, pur
essendo stato invitato a farlo, ha semplicemente sprecato
un’occasione per far conoscere pubblicamente le ragioni del suo
pensare e del suo progettare un’azione amministrativa e, quindi,
anche il senso del suo proporsi quale soggetto politico. Non è
distribuendo patenti, dispensando cartellini gialli e rossi a
piacimento, scegliendosi i campi da gioco più agiati, o addirittura
scegliendo di giocare soltanto in casa, che si pongono le basi per
uno sviluppo del confronto politico e, per mezzo di questo, della
collettività.
Proprio per questi motivi, voglio dire, con orgoglio, che
CittanovAttiva non ha esitato un solo istante ad accettare l’invito
ricevuto, indipendentemente dalla distanza (più o meno ampia)
che allo stato attuale o in prospettiva futura, sul piano politico, la
separa dagli organizzatori del convegno e da coloro che vi hanno
aderito. Badate bene, è importante per me sottolinearlo, che ho
parlato di distanza e ho enfatizzato questo termine. L’ho fatto per
evidenziare che rasentano la comicità (che è, però, forse anche un
po’ tragica) i sillogismi di quanti vedendo intervenire CittanovAttiva
a questo convegno insieme ad altri ne hanno tratto lo schema di
un’alleanza tra le parti. Le cose stanno, invece, diversamente, e sono
molto più semplici e logiche di quanto non siano apparse a questi
illuminati pensatori: CittanovAttiva non si sottrae al dibattito
pubblico, non lo ha mai fatto fino ad ora e non lo farà mai. E ciò
non soltanto perché è nel suo spirito l’apertura totale al dialogo e al
confronto con gli altri, senza preclusione alcuna, ma anche perché
nell’Associazione è assoluta la consapevolezza della forza del
progetto politico che si intende portare avanti e delle ragioni
profonde dell’impegno e della partecipazione attiva, ragioni per le
quali si espone pubblicamente, con grande serenità, tutto ciò che si
pensa e che, lungo una linea di assoluta coerenza con il proprio
pensare, conseguentemente si fa sul piano della concreta azione
politica.
***

Fatta questa necessaria premessa, possiamo passare al tema
della giornata.

Parlare delle ragioni del dissenso e di quelle del consenso in
questo particolare momento e in questo spazio richiede una
contestualizzazione. Occorre, cioè, ricondurre il consenso e il
dissenso alla nostra realtà cittadina, a ciò che è accaduto o anche a
ciò che potrà accadere, ovvero a come, in prospettiva, si possano
concepire azioni e progetti capaci di creare un
comune sentire, un
consenso appunto, su cui fondare un’efficace azione politicoamministrativa,
quanto mai necessaria.

In effetti, quelli che mi hanno preceduto hanno espresso,
riconducendole alle esperienze vissute e ai progetti che hanno in
cantiere, le proprie ragioni del dissenso e del consenso. Hanno
spiegato i motivi per cui hanno dissentito, e le linee di fondo
intorno alle quali intendono realizzare le condizioni di un nuovo
consenso. Chiaramente, anch’io dovrò contestualizzare, ed in effetti
lo farò.

Prima di farlo, però, mi sembra opportuno riflettere per un
momento sul significato del consenso e del dissenso, osservandoli
in una prospettiva generale, che non è – dobbiamo sottolinearlo –
una prospettiva astratta ed inutile, ma un sentiero di inquadramento,
un momento semantico necessario per cogliere il reale significato
dei termini, la loro portata e, quindi, il loro campo di concreta e
reale applicazione (o disapplicazione), di possibile o illusoria
costruzione. Intendo dire, cioè, che se vogliamo parlare con serietà
delle ragioni del dissenso e di quelle del consenso riferendole a ciò
che a ciascuno di noi è successo, oppure (e anche) a ciò che
ciascuno di noi si propone di fare, dobbiamo avere ben chiaro non
tanto quale sia il significato ontologico dei termini consenso e
dissenso, ma piuttosto quali siano le condizioni per realizzare un
giusto ed efficace consenso o anche un democratico e non sterile
dissenso.

Nel dizionario Treccani della lingua italiana si legge che in
politica il termine consenso indica "
Appoggio, favore espresso da gruppi e
strati sociali... a chi esercita il potere". In politica, quindi, si attribuisce al
termine il significato di approvazione che individui e gruppi sociali
manifestano verso le scelte di coloro che detengono il potere
politico.

L’etimologia della parola, tuttavia, ci rimanda al con-sentire,
sentire insieme, e ci impone di dare al termine consenso un
significato più ampio (e forse anche un po’ più nobile) di un
generale, generico ed indefinito appoggio o approvazione dell’altrui
azione politica.

I rapporti sociali, e quindi anche quelli politici, implicano
relazioni tra gli individui che, nel loro libero interagire, tendono
verso un’intesa e realizzano un
comune sentire. Il consenso, quindi,
richiede una fase propositiva su cui poggiare l’intesa, che una volta
raggiunta forma (potremmo dire anche che per alcuni versi costruisce e allo stesso tempo costituisce) il consenso. Se questo è il percorso, bisogna evidenziare che il consenso è caratterizzato (e
richiede):
- il rispetto reciproco delle parti;
- il riconoscimento delle reciproche dignità;
- la partecipazione come momento di formazione della
proposta, in un contesto nel quale tutti i soggetti abbiano,
attraverso i mezzi, i luoghi e le rispettive competenze, la
stessa possibilità di esprimersi;
- eventualmente, la capacità di valutare e la disponibilità ad
accettare e a riconoscere la validità di una proposta
proveniente da una delle parti.

Il consenso, se osservato in questo suo più ampio e corretto
significato, non può esistere quindi, laddove si formi in carenza di
uno degli elementi espressi, ovvero laddove non vi sia una
partecipazione libera e consapevole alla costruzione dell’ipotesi di
progetto posta a base della generazione dello stesso consenso.

In ogni caso, la corretta generazione del consenso richiede, in
una fase successiva, la giusta gestione dello stesso. Vanno distinte
nettamente, cioè, le fasi di creazione e di gestione del consenso.
Creato su una base partecipativa, consapevole, libera e non
autoreferenziale, il consenso deve essere successivamente gestito
senza disattendere il progetto sul quale esso è stato costruito, nel
rispetto assoluto di un vincolo, che è quasi di mandato, la cui
mancanza genera il
vulnus, la ferita da cui scaturisce il dissenso.

Non per amore di polemica, ma giusto per iniziare a
contestualizzare le riflessioni evitando di rimanere nel campo degli
elementi generali, esempi di ferite gravi e profonde se ne
potrebbero proporre tanti, tantissimi. Mi limito a richiamare:
* l’infelice vicenda che, a suo tempo, ha indotto alcuni a
credere ad una eventuale ipotesi di ristrutturazione
dell’ospedale, segnandone la definitiva chiusura, a fronte di
un buon livello dei servizi resi ed in un contesto nel quale gli
altri Paesi del comprensorio hanno tutti mantenuto l'esistente;
* l’altrettanto infelice impostazione data ai loculi cimiteriali,
gestiti solamente come elemento per far cassa e
sottoponendo la cittadinanza ad una pressione economica
non tollerabile;
* la tristissima e malinconica vicenda della Pedemontana,
svenduta ad interessi particolari e “superiori” nel più assoluto
disprezzo dell’opinione pubblica prevalente che per essa
sognava il naturale tracciato, riponendovi tantissime speranze
per fare uscire Cittanova dall’isolamento geografico in cui
versa e non immaginava certo di dovere avere, alla fine, un
clone inutile di un percorso già esistente;
* l’assurda vicenda dell’acqua, con la quale si sono disattesi i
più elementari diritti dei cittadini.

Anche nel dissenso bisogna distinguere una fase di creazione, di
nascita, che si ricollega al realizzarsi di quel
vulnus, di quella
frattura di cui abbiamo detto, dalla fase della sua concreta
espressione e, per certi versi, gestione. Se è vero che non si può
dissentire su basi preconcette e prive di fondamento, è altresì vero
che quando il dissenso è fondato, perché generato dal concreto
venir meno delle condizioni del consenso, non si può dissentire in
silenzio. Il dissenso, piaccia o no, è una espressione di democrazia e
di libertà che viene manifestata da coloro che hanno un giudizio
libero, per nulla prevenuto, e che hanno il coraggio e l’onestà
intellettuale di esprimerlo.

Anch’esso, tuttavia, non può rimanere fine a se stesso, ma
richiede di essere indirizzato verso un percorso di miglioramento, di
sviluppo lungo il quale creare le ragioni di un nuovo e non effimero
consenso. Sul piano politico, il dissenso deve essere indirizzato per
mezzo della proposta politica alternativa. In questo modo, esso
cessa di essere il semplice atto del protestare in silenzio, del
mugugnare a denti stretti, per diventare il momento di libera e
consapevole individuazione delle ragioni di una ferita che si è
aperta, per quanto abbiamo detto, sulla scia di una errata gestione
del consenso.

In tale prospettiva, il dissenso diventa l'elemento essenziale del
confronto politico, e quindi del progresso di una società, perché
nello stesso momento in cui si verifica e si manifesta nei termini
anzidetti crea, in un circolo virtuoso, le condizioni per la
costruzione di un nuovo consenso.
***

CittanovAttiva ha saputo indirizzare per mezzo di una proposta
politica alternativa le ragioni di un dissenso, creando le condizioni
per la creazione di quel circolo virtuoso cui il dissenso stesso deve,
per quanto abbiamo detto, necessariamente tendere per non
rimanere fine a se stesso. Siamo, peraltro, consapevoli di aver
motivato e spiegato in tutte le occasioni in cui ci è stato reso
possibile tali ragioni, e di avere contestualmente tracciato quelle che
per noi sono le condizioni necessarie per la costruzione di un
nuovo progetto politico. In questo senso, mi sento di dire che siamo
grati alla coerenza che abbiamo saputo esprimere, e che riteniamo –
penso non presuntuosamente – che all’azione politica di
CittanovAttiva (al di là di vicende che hanno interessato i singoli e
che da sole non possono in alcun modo o misura intaccare lo
spessore e la portata del progetto politico complessivo) si debba
guardare con rispetto e approvazione. Questo per il semplice
motivo che ciò che avrebbe rischiato di rimanere uno sterile
acquitrino di mera contestazione è, invece, stato trasformato in un
fertile terreno di raccolta per possibili nuove semine, ovvero per la
creazione delle basi di un nuovo e più ampio consenso.

In effetti, il nostro progetto ha avuto il consenso da parte di
tutti; e lo ha avuto perché ha alla sua base il sentimento di un
comune sentire, che è quello per cui, di fronte al fallimento totale e
assoluto di una classe dirigente, si chiede semplicemente la
creazione di una nuova classe dirigente, su un sentiero di
discontinuità con il passato. Dovunque siamo andati, con chiunque
abbiamo parlato, ci siamo sentiti dire che il nostro progetto è giusto,
che la nostra idea è condivisibile. Tutti hanno posto il rinnovamento
alla base del loro dire.

Certo, l'adesione al progetto è rimasta sul piano teorico, il
consenso è stato di principio e non sostanziale. Ma questo non
riguarda la ragione del consenso, ovvero la condivisione della
ineludibile necessità del rinnovamento. Non riguarda, in altre
parole, la portata e lo spessore del progetto politico di
CittanovAttiva.

È riconducibile, invece, agli aspetti del sistema che rendono
illusoria la possibilità di un’azione innovatrice. Trova le sue radici
nella difesa di posizioni di potere, che sono quelle di coloro che
gravitano da più di trent’anni sulla scena politica, ne certificano oggi
il fallimento, ma allo stesso tempo ritengono di dover restare lì dove
sono sempre stati, pensando di poter essere i soli a sottrarsi alla
responsabilità di un giudizio che è scritto con inchiostro indelebile
nelle cose che si vedono, nell’amara realtà che vive questo Paese:
non è affatto nelle mie parole. Trova, terreno fertile nell’insicurezza
delle giovani generazioni, nella loro incapacità di porsi quale
elemento centrale e determinante dell’azione politica piuttosto che
come sparuto numero di
'ncantati da stida, come abbiamo avuto
modo di definirli in altre occasioni. Trova un fattore portante nel
bisogno delle masse, nella inconsapevolezza dei molti che ritengono
che ricevere un’analisi medica, un prelievo, un certificato sia un
favore al quale rispondere con il voto piuttosto che un sacrosanto
diritto in relazione al quale nulla è dovuto.

Trova le sue ragioni, in sintesi, in ciò che noi riteniamo di non
dover mai fare appartenere al nostro movimento e alla nostra
azione politica.

Oggi il rinnovamento è uno slogan per tutti. Lo è per i nuovi
partiti, che nascono per realizzarlo e si impantanano sui vecchi
percorsi, le vecchie logiche e i vecchi personaggi. Lo è per alcuni
movimenti, che lo corteggiano ma subito lo abbandonano per
seguire vecchi profeti che propongono “nuovi” progetti tali solo
sulla carta. Lo è per molti politici, che vorrebbero rinnovare tutti i
loro apparati ma continuare a rimanere vertici. Lo è per molti
cittadini, che continuano a sognarlo ma ritengono di non poter
avere alcuna voce in capitolo per realizzarlo. Lo è per molti giovani,
che non comprendono che il loro perenne stato di bisogno è frutto
di strategie deliberatamente concepite perché essi siano costretti a
continuare ad essere gli inconsapevoli sostenitori di un sistema di
conservazione del potere.

Di fronte a tutto ciò, noi riteniamo che debba essere la stessa
politica (anche se ciò può sembrare paradossale) a dover sostenere il
cambiamento, creando e condividendo le regole per la creazione di
una nuova classe dirigente. Per questo, CittanovAttiva ritiene che ad
ogni politico è richiesto un momento di onestà intellettuale per
valutare oggettivamente la natura e lo spessore dei problemi politici
e programmatici e per abbandonare le posizioni soggettive; che ad
ogni politico, cioè, è richiesto di sforzarsi di vedere le cose nella
loro oggettività; che ai politici è soprattutto richiesto di creare una
connessione logica tra i princìpi e le regole individuati quali
premesse logiche del processo di formazione del consenso e i
comportamenti e l’agire posti in essere nel momento della
generazione dello stesso, ovvero nella fase che stiamo cercando di
portare avanti in questo momento in vista della creazione degli
accordi elettorali.

In assenza di questa sintonia, CittanovAttiva non potrà dare ad
alcuno la propria disponibilità. Sulla condivisione reale di queste
ragioni di fondo, invece, CittanovAttiva non ha alcuna forma di
preclusione.

Noi la pensiamo come chi ha detto che "
se ti concentri sui risultati,
non atterrai il cambiamento; se, invece, ti concentri sul cambiamento, otterrai i
risultati."
Salvatore Loprevite - Presidente CittanovAttiva
Documento stampabile
(guarda ed ascolta alcuni passaggi del convegno)
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