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I Sogni Muoiono all'Alba
 ari concittadini,
i saggi dicono che vi è un tempo per ogni cosa e che ogni cosa deve vivere il proprio tempo.
A distanza di quasi un anno dall'inizio dell'attività amministrativa è, dunque, giunto il momento di verificare se le promesse fiorite nella spumeggiante primavera elettorale dell'anno scorso per opera di sedicenti e fantasiosi librettisti verdiani, siano state mantenute o, invece, disattese.
Ebbene, se è vero che la storiografia cammina sui fatti, documenti e testimonianze è altresì vero, dunque, che la somma degli addendi in colonna ci conducono verso una delusione che si taglia a fette e verso i tanti cittadini che con il loro brusio di voci scettiche testimoniano in maniera evidente il fallimento che il nostro movimento, tra l'altro, aveva previsto ed indicato per tempo agli elettori: la prima ondata di impegno amministrativo ha trascinato sul bagnasciuga i detriti di una attività politica ormai in caduta libera, tra i quali, con il colore inconfondibile della seppia, la dolorosa vicenda della Pedemontana che, da sola, ha già segnato il più alto livello della “deriva morale e politica” di quella presunta classe dirigente che, al suono dei tamburi e delle fanfare, aveva promesso ai cittadini il nuovo Verbo formalizzato nella sonora ed aulica espressione “ascoltare per conoscere, conoscere per decidere assieme”.
Come si vede il vuoto trionfo infantile di Pinocchio, le chiacchiere e la menzogna come metodo e sistema; uno sgradevole pasticcio, maleodorante, metà di lepre e metà di cavallo, ma soprattutto la spregevole ombra del tradimento a testimonianza che di Giuda Iscariota ne è piena la storia.
E quante promesse da marinai alticci:
il bilancio partecipativo, il difensore civico, la testata giornalistica comunale, il piano per ridurre i costi dei suoli pubblici edificabili e quello per ridurre il costo dei loculi e dei suoli cimiteriali, la valorizzazione della Villa Comunale, il potenziamento dell'illuminazione pubblica, il piano di sviluppo per lo Zomaro, il sostegno alle attività sportive ed il potenziamento delle loro strutture, la riqualificazione delle periferie, la riapertura dell'Ospedale e ci fermiamo qui perché non è nostro lo stile che indirizza il fuoco sulla Croce Rossa.
Tutto un mondo di cose che doveva provocare la rinascita di questa nostra città dalla bellezza ormai stremata e che invece ha fornito soltanto un'oscena manfrina ed una insignificante quanto sconcertante politica degli slogan, tra l'altro - tenute presenti le valutazioni di tanti osservatori attenti - orchestrata e diretta da una burocrazia verticistica quanto mai arrogante ed arricciata alla quale istituzionalmente spetta solo una funzione di attività amministrativa e non certamente, anche, di indirizzo politico.
Ai cittadini che, senza ascoltarci, hanno voluto porre orecchio al falso richiamo del cambiamento, rimane adesso solamente l'amarezza di un risveglio che dimostra, ancora una volta e qualora ve ne fosse bisogno, come tutti i sogni muoiono all'alba e che l'unica certezza è data dai numerosi problemi e dalla dura realtà di ogni giorno.
Cittanova, 14 aprile 2008
Il direttivo
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