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IL CASTELLO DI SABBIA
i può amministrare un Paese senza disporre più della maggioranza politica ottenuta nella consultazione elettorale? Questa domanda potrebbe apparire banale, quasi sciocca, se non fosse che quello di cui parliamo è esattamente ciò che sta avvenendo nella nostra città. L'attuale amministrazione (a questo punto noi non ci sentiamo proprio più di chiamarla maggioranza) ha perso per strada molti dei suoi pezzi e delle fasce di elettorato che questi rappresentano. Facendo i conti sul fronte delle forze politiche, rispetto ai nastri di partenza mancano all'appello il “Circolo delle libertà”, il “Movimento Per le Autonomie, la “Destra” e una fetta di “Forza Italia”: potremmo dire quasi quattro gruppi politici. Facendo i conti sul fronte dei consiglieri, all'appello ne mancano cinque: Catania, Cavaliere, Marchese, Sgambetterra e Ventra. Facendo i conti sul fronte degli assessori all'appello ne mancano due. Anche in Consiglio Comunale si è assistito ad una frantumazione del gruppo unico della lista che ha portato Cannatà a sindaco, tant'è che, dopo la costituzione dei gruppi dell'”MPA” e di “Forza Italia verso il PDL”, in Consiglio Comunale il vecchio gruppo monolitico dell' amministrazione raccoglie ormai sotto la sua bandiera soltanto otto dei tredici consiglieri originari. Si è completamente sbriciolato, dunque, quel blocco assestato, senza le dovute fondamenta di un serio progetto politico, esclusivamente per la vittoria della competizione elettorale: e su queste basi non avrebbe potuto essere diversamente. Adesso che il fallimento è sotto gli occhi di tutti, non soltanto per l'inadeguatezza dell'azione amministrativa che questa raffazzonata compagine ha saputo esprimere nel primo anno di vita, ma anche, e forse ancor di più, per la mancanza di una maggioranza politica in assenza della quale nessuna azione amministrativa, sia essa valida o no, può essere o sentirsi legittimata, questa amministrazione non può più continuare un infantile gioco di carambola e rimando. Mentre la crisi si aggrava sempre di più ad ogni incontro appositamente organizzato, mentre le lacerazioni e i dissapori diventano sempre più accesi ed insanabili, mentre si aspetta ansiosamente il rientro di qualche dissidente e, magari, anche il traghettamento da un fronte all'altro di voti che sono stati espressi con ben altri propositi, si dice senza alcuna onestà intellettuale che la crisi sarà superata, che si ritroveranno l'accordo e l'armonia. L'accordo, in verità, manca dal giorno successivo alle elezioni, ovvero da quando gli attori dei sotto-patti elettorali all'interno della stessa coalizione che ha vinto le elezioni hanno presentato al sindaco il loro conto da pagare in termini di cariche istituzionali, sbriciolando così immediatamente e del tutto il già fragile castello di sabbia che si era costruito. Oggi rimane consegnata alla storia la verità dei fatti di una crisi che non è affatto sanata, e l'ineludibile necessità, per il necessario rispetto nei confronti di tutti i cittanovesi, di prendere atto che non vi è più una maggioranza in seno al Consiglio Comunale e, conseguentemente, che non vi è più la legittimazione ad amministrare. Alla luce di tutto ciò, quindi, noi urliamo ad alta voce che occorre dimostrare un briciolo di serietà e di senso del pudore chiudendo con le dimissioni questa triste, anzi tristissima, esperienza amministrativa.
Cittanova, 06.08.2008
Il Direttivo
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Sulla crisi della maggioranza (dal nostro forum)
Il momento della responsabilità

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