Cari concittadini, urge un ricambio generazionale. Quando si è giovani? Si è giovani, forse, quando si è spensierati, quando si ha una vaga e luminosa idea del proprio futuro, quando si hanno progetti spropositati e sogni ambiziosi? Si è adulti, invece, quando si è consapevoli del senso da dare alla propria vita e ci si incammina lungo il percorso che si è disegnato per sè? Sono questioni che hanno una portata enorme, che coinvolgono il senso profondo che diamo alla nostra vita e che non possono certamente passare inosservate.

Il rapporto tra giovani e adulti è questione complessa e affascinante, e il tema del dialogo tra le generazioni sembra essere oggi più che mai centrale per il futuro del nostro Paese. È evidente che Cittanova è da questo punto di vista un Paese bloccato. In tutti i settori. Oggi il nostro Paese è tendenzialmente vecchio non solo per la crisi demografica che lo attanaglia, ma anche per l'incapacità del nostro sistema di rinnovarsi, di far fruttare l'accesso nel mondo della cultura, della politica e dell'economia delle risorse “nuove”. A patto che siamo tutti d'accordo che i giovani, per il nostro Paese, siano effettivamente una risorsa.
Devono essere i giovani a cambiare la politica, e non la politica a cambiare i giovani.

In passato, dalla sfera politica si attendeva la soluzione e la risposta a tutti i problemi sociali, ma la politica, e in particolare i suoi uomini, sono risultati impari alle aspettative, da qui la delusione sopravvenuta per chi nella politica aveva riposto ogni speranza.
Si è aggravato il distacco tra le istituzioni e i bisogni dei cittadini, determinando soprattutto tra i giovani la diffusa idea che l'impegno politico sia una cosa sporca, e che sia meglio per le persone oneste non occuparsene, almeno nelle forme di coinvolgimento diretto. Inoltre, le degenerazioni partitiche, la caduta delle ideologie e la crisi di progettualità in campo educativo hanno ulteriormente contribuito a tenere lontani i giovani dalla scena dell'impegno socio-politico.
Cittanova paga da troppo tempo il prezzo di una disgregazione culturale che non consente uno sviluppo organico e compatto del nostro territorio. Si configura, così, la fisionomia di una realtà che offre poche occasioni di crescita, al di là della presunta validità degli strumenti messi in campo, e che nell'incapacità di attuazione di tali strumenti diventa sempre più stagnante, perdendo e continuando a perdere occasioni di innovazione e di rinnovamento.
La condizione giovanile è fortemente compromessa ed implicata in tale contesto. I giovani sono sempre meno coinvolti nelle decisioni che riguardano il proprio futuro, sempre meno interessati ad una partecipazione attiva alla politica, sempre più trasportati da un clima di diffidenza nei confronti della pratica civile. Questo graduale disinteresse, questa ostinata sfiducia verso le istituzioni (e quindi verso la politica) ha sicuramente una responsabilità che riguarda la politica stessa, le organizzazioni, i partiti e soprattutto certe classi dirigenti che non hanno voluto e non hanno saputo indicare un percorso di cambiamento, non hanno saputo cogliere le dinamiche di trasformazione che sono alla base della nostra complessa società, non hanno voluto coinvolgere la propria 'base' nelle proprie scelte che sono divenute, di conseguenza, incomprensibili, se non addirittura contrarie ai loro bisogni.

Oggi,
la situazione complessiva del Paese si presenta con il volto di un malessere profondo. La nostra realtà politica e sociale sembra sempre più divisa, più disgregata, più insicura, rifugiata in se stessa, per nulla preoccupata di dare uno slancio forte e convinto ad una reale partecipazione democratica.

Vorremmo tanto che si uscisse dalla logica dei personalismi, degli arroccamenti pregiudiziali, delle manipolazioni di qualche furbo politicante. Perchè questa è una logica (politica) che non solo ha prodotto poco e per pochi, ma ha prodotto male.

Ha fatto sì che i Partiti non fossero un'opportunità, ma una condizione, ha fatto sì che la partecipazione politica non fosse sentita per passione, ispirazione, coinvolgimento, ma per disperazione, per convenienza, o, peggio ancora, per opportunismo.
I giovani continuano a vivere in famiglia molto più a lungo perchè non si ha la certezza di un lavoro stabile e, di conseguenza, si vede in un futuro sempre più lontano l'inserimento nel vero mondo del lavoro, quello fatto di diritti e doveri. Queste incertezze sul proprio futuro, l'impossibilità di considerarlo davvero come il tempo in cui si realizzerà il desiderio di indipendenza, porta i giovani ad essere rinunciatari rispetto all'impegno necessario per realizzare la crescita di una società che sembra non attenderli.

Proprio questa è una delle ragioni per la quale i giovani d'oggi non cercano più nei partiti risposte ideologiche e non guardano più come i loro padri ai leaders della politica come bandiere dietro le quali militare, ma chiedono una visione nella quale credere, un modello nel quale identificarsi e si aspettano risposte concrete insieme a proposte che parlino di certezze. Le promesse non mantenute, gli scandali, l'opportunismo, i giochi di potere, sono queste le ragioni per le quali regna lo
scetticismo tra le nuove generazioni che sono diventate il soggetto escluso da una politica e una cultura nate e cresciute in un mondo parallelo all'universo giovanile.
I giovani devono riconquistare la propria facoltà ed il proprio diritto di scegliere e di decidere. Non possono più essere considerati soltanto il futuro, ma devono assumersi la responsabilità di governare il presente, manifestando le proprie esigenze ed i loro bisogni, prospettando soluzioni, possibilità, percorsi di risoluzione concreta. È questo, in fondo, il vero senso della politica, una politica che, quando è stata indicatore di fermenti sociali, di un sentire comune, di passioni e pulsioni condivise, ha determinato tanto ed è stata alla base di scelte e cambiamenti epocali.
data, 27 marzo 2007


Max
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