Egregio Signor Presidente, oso rivolgermi a Lei ma, essendo calabrese di Rosarno, Le chiedo preliminarmente scusa.
Spero fermamente che l'apparato in subordine non Le nasconda la presente, ritenendola
ininfluente, perché, nascondendola, continuerebbe a negare la parola ai calabresi. Preciso che
quanto di seguito lamenterò è frutto di lucida ragione e scaturisce da prove certe e che, ancora, non
ha nulla a che vedere con eventuali insinuazioni su manie di protagonismo che non mi
appartengono. Ho deciso di scriverLe la presente perché da 45 anni circa mi accompagna un bel
ricordo di Lei.
Era una mattina di domenica del 1964/65 ed io, arrivato nell'allora piazza Vignaioli di
Rosarno dove il partito comunista italiano intratteneva i cittadini con un comizio del compagno
Napolitano, fui avvicinato dal segretario della sezione del PCI (con il quale avevamo rapporti di
stima reciproca essendo io esponente della sinistra del vecchio PSI) che volle presentarmi a Lei.
Dopo un breve convenevole saluto Lei salì sul podio e parlò ai cittadini. Fin dalle prime
argomentazioni ebbi la sensazione di trovarmi davanti ad un comunista “anomalo”. Mi colpì molto
la pacata fermezza del suo linguaggio teso a difendere il mondo del lavoro e profondamente
preoccupato per il futuro dei giovani di quella Calabria, argomentando - senza violenze verbali -
nei confronti dell'“ottusa classe politica”. Ma quello che mi ha colpito di più era la Sua raffinata
eleganza; non era il tipico Onorevole paesano che ostentava parità di classe con il contadino
indossando la giacca di lana pesante nel mese di giugno e la camicia con il colletto ad ali di
gabbiano che facevano intravedere, invariabilmente, l'elastico della cravatta. Ricordo perfettamente
com'era vestito: in testa aveva un cappello Borsalino di colore marrone come la cravatta ed i
pantaloni in gabardine, la giacca era in cachemire color cammello come la cintola dei pantaloni e le
scarpe. La camicia era bianca, di taglio Pancaldi e Boschi. Anche io allora potevo permettermi
camice Pancaldi e vestiti di qualità così come potevo permettermi di passeggiare a bordo di una
Opel Olimpia Record perché figlio di un massaro nonché agricoltore e proprietario di agrumeti. Che
strana coincidenza, Signor Presidente, Lei è venuto a Rosarno 45 anni fa per incitare i giovani alla
speranza ed alla lotta contro il mal governo ignorando, anche Lei, che contro la Calabria in
particolare ed il mezzogiorno in generale, si era tramata la più devastante strategia di
annichilimento economico e sociale che mente umana possa concepire. Oggi non passa giorno
senza che notizie eclatanti riempiano le prime pagine dei giornali e fiumi di inchiostro non illustrino
al mondo la malvagità di questa terra e dei suoi abitanti, ma nessuno mai fino ad oggi si è posto con
onestà il perché del malessere e delle tensioni sociali che travagliano questa parte d'Italia e le
perduranti ingiustizie che la devastano sempre più e che, ormai, l'anno ridotta ad essere considerata
peggio dell'ultimo girone dell'inferno. Signor Presidente, la robustezza delle argomentazioni che
Lei espone con assoluta onestà intellettuale in favore del mezzogiorno “ai sordi” che governano
rimarranno sempre nel cassetto dei buoni propositi mescolati a quelli, meno onesti, di molti suoi
predecessori.
Ma ora è arrivato il momento in cui qualcuno deve trovare il coraggio di dire Basta e,
purtroppo, essendo Lei la massima autorità di questa semi - nazione, questo devo dirlo a Lei, ma lo
faccio significandoLe il massimo rispetto che nutro ed i sensi della più profonda stima che merita.
Ovviamente lo faccio senza omettere i motivi del mio lamentare essendo, nella qualità di calabrese,
un negro d'Europa (così come si leggeva negli anni 60 sui cavalcavia autostradali del nord Italia).
E valga il vero, costi quel che costi! Atteso che l'onore degli uomini non è circoscritto a
certe parti anatomiche delle proprie ascendenti, discendenti o collaterali bensì da come essi si
propongono e comportano nel consorzio umano e per i politici particolarmente in quanto delegati a
governarlo, allora, Signor Presidente - assumendomi tutte le responsabilità morali, civili e penali -
affermo che questa nazione è stata ed è governata da uomini senza onore e senza dignità.
A partire dal 1946/48 e fino a tutti gli anni 50 in Calabria un ettaro di agrumeto rendeva
mediamente da un milione e mezzo a due milioni e mezzo di lire l'anno, mentre il salario delle
masse transumanti dei contadini dediti alla lavorazione del terreno con la dura zappa costava appena
qualche decina di lire (per evitare ciò ci siamo battuti con tutte le nostre forze e Torre Melissa e
Portella della Ginestra fanno parte di quel pezzo di storia).
Altrettanto dicasi per l'uliveto che veniva definito “rendita parassitaria” poiché richiedeva poche
spese di coltivazione mentre un quintale di olio veniva pagato sessantamila/ottantamila lire al
quintale. Le rammento che a quell'epoca le migliori automobili Fiat, Alfa Romeo o Lancia
costavano circa 1.500.000 lire (il tutto verificabile presso le camere di commercio competenti per
territorio). Allora questi due comparti, che facevano da locomotiva a tutta l'economia della regione,
hanno vissuto un decennio di splendore mentre uomini senza onore e senza dignità tramavano nei
salotti dei palazzi romani, piemontesi e lombardi per portare la Calabria all'annichilimento.
Tutto ebbe inizio con l'arrivo del Piano Marshall. Segretario dell'ERP (European Recovery
Program) venne nominato il Sig. Ferrari Aggradi il quale, da quanto si può desumere scorrendo le
pagine dell'Enciclopedia della Storia d'Italia edita da Einaudi, nel 1950 officiò “il matrimonio” tra
la DC e la Confindustria.
Contestualmente nascevano: il Trattato di Roma per la nascita della Comunità Economica
Europea nonché la Cassa per il mezzogiorno. A seguire, la legge speciale per la Calabria (una di
quelle leggi che Giustino Fortunato chiamava “generose elemosine”). Queste ultime, iniquo
strumento di clientela politica e di malaffare (ricorda le vacche di Fanfani?), hanno prodotto, oltre
all'arricchimento di pochi maggiorenti calabresi, il consolidamento di centri abitati, argini di fiumi
fatti con pietrisco al profumo di cemento e che tutto hanno fatto tranne che migliorare le condizioni
idrogeologiche della regione così come le tantissime case coloniche che non dovevano servire come
alloggi per i contadini bensì per arricchire i cementieri, le ferriere di Brescia e gli industriali delle
macchine per l'edilizia. Anche i vasti impianti di agrumeto di varietà moro e tarocco (varietà
imposte dalle norme di attuazione delle suddette leggi elaborate nelle ovattate sedi romane) entrati
in produzione si rivelarono un grande flop perché i frutti avevano - ed hanno - caratteristiche
organolettiche diverse essendo, le condizioni pedoclimatiche della Calabria diverse da quelle della
Sicilia. L'industrializzazione, di contro, doveva avvenire tramite l'ISVEIMER che aveva sede nella
Sua città Signor Presidente e meglio di Lei credo che nessuno possa accertare quali industrie abbia
aiutato a costruire quell'Ente in Calabria. Nonostante tutto i calabresi hanno sperato per altri
cinquanta anni e per cinquanta anni uomini senza onore e senza dignità li hanno turlupinati con
fredda determinazione. L'industrializzazione? Signor Presidente: la LIQUICHIMICA
BIOSINTESI……un ammasso di lamiere arrugginite in quel di Saline, così la SIR e la NIR in quel
di Lamezia Terme, il V° centro siderurgico…. , un porto megagalattico costruito con cento anni di
ritardo che occupa quattro gatti e produce ricchezza per l'opulento nord e per l'Europa. Il resto…..
un deserto. Dal 1905 non si è costruito più un metro di nuova ferrovia, un'autostrada che somiglia
tanto ad una “mulattiera del triveneto”( anche se la stanno allargando di qualche metro), servizi
ovunque fatiscenti, terziario e turismo da terzo mondo perché le banche vessano e succhiano il
sangue agli imprenditori ritenendoli - essendo calabresi - inaffidabili, mentre i lombardi sono
affidabili!!! specie quelli della “Milano da bere”. Signor presidente, il loro onore è paragonabile a
quello delle puttane che passeggiano sui marciapiedi di Caracalla anzi come quello dei femminielli
alla Fiere di Bologna, con tutto il rispetto che Quelli meritano. Secondo l'assunto leghista noi
viviamo di assistenza. Dodici milioni delle vecchie lire spende al nord lo stato per ogni cittadino,
quattro in Calabria: da sempre! Nonostante ciò ci fecero sapere che esistono 300.000 valliggiani
pronti a mirare al cuore….non dissero di chi, ma è facile capirlo. Adesso hanno distrutto anche quel
pezzo di terra irrigato col sudore della fronte di intere generazioni.
Qualche anno fa in una trasmissione del Costanzo Show il Dott. Enzo Biagi, giornalista di
chiara fama, interrogato dal Costanzo che chiedeva lumi su quali potevano essere i motivi per cui il
leghista Bossi manifestasse tanto livore nei confronti degli “assistiti meridionali”, tra l'altro
rispondeva: “Beh, diciamoci la verità! Una volta l'economia l'avevano loro”. Tanto per mettere in
chiaro immediatamente la prima verità sacrosanta: l'economia ce l'aveva il mezzogiorno perché
all'epoca era l'orto fresco dell'Italia e dell'Europa. Dallo scalo ferroviario di Rosarno negli anni 50
partivano quotidianamente decine di vagoni di arachidi, arance, mandarini, angurie, peperoni,
melanzane, annoni, pomodori, fieno per quelle poche mucche che nel gelo della padania sotto la
neve non trovavano da mangiare, barbabietole da zucchero che andavano allo zuccherificio di
Lamezia Terme che non esiste più, funghi, uva zibibbo, uva olivella, mais, tonnellate di pelli di
animali che finivano nelle concerie del nord ecc.. Negli anni a seguire, mentre il comparto agricolo
incominciava ad accusare il declino tanto da indurre i paesi partner della Comunità Europea a
segnalare, durante i lavori della Conferenza di Stresa del 1958, che qualora il governo italiano non
avesse affiancato il comparto stesso ad una parallela struttura agro - industriale, l'agricoltura
italiana sarebbe rimasta, per la polverizzazione delle aziende agricole, in brache di tela. I governanti
italiani pro tempore, Rumor e Colombo, risposero che col Piano di Riconversione Industriale in
corso a quell'epoca si sarebbe provveduto in tal senso. E così hanno fatto……in Italia. Non in
Calabria.
Nel 1962, il Signor Ferrari Aggradi, che da segretario dell'ERP era passato a fare il ministro
delle partecipazioni statali - guarda caso con il primo governo Moro (cioè il primo governo di
centro - sinistra) - venne nominato ministro dell'agricoltura, dismettendo immediatamente la legge
speciale per la Calabria e sostituendola con il Piano Verde n° 1, 2 e 3 (cioè del nulla) esteso a tutto
il territorio nazionale con il seguente risultato: crollo totale del tessuto economico calabrese,
spopolamento delle campagne con i contadini che salirono sui famosi “treni della speranza” per
andare a svernare nelle Bidonville dei triangoli industriali e creare la ricchezza al nord mentre i
prezzi degli agrumi e dell'olio d'oliva crollarono all'improvviso. In Italia ed in Europa gli agrumi
calabresi vennero soppiantati da prodotti spagnoli, dei paesi del Maghreb e di Israele (Jaffa)
barattati con i prodotti dell'industria del nord e quando quel grande galantuomo che era Ugo La
Malfa gridò allo scandalo perché la forbice tra nord e sud si era allargata al punto da aver raggiunto
il livello di guardia, i gaglioffi che ciò avevano generato sono insorti accusandolo di perseguire la
politica del doppio binario definendolo “ballerino” perché uomo di governo che - per onore di
verità e di giustizia nei confronti del mezzogiorno - lo contestava. La gente in Calabria rumoreggiò
in malo modo perché da una parte le promesse di industrializzazione rimanevano aria fritta e
dall'altro il comparto agricolo del mezzogiorno era entrato in coma. Così arrivò la norma tampone
sotto forma di aiuto alla produzione e cioè iniziò una forma di riciclaggio dalle casse dello Stato
italiano a quelle della Comunità Europea e da questa agli industriali (per tramite gli agricoltori)
sotto forma di aiuto. Siccome in Italia c'è il detto “contadino….scarpe grosse e cervello fino” i
contadini italiani, dalla padania a Capo Lilibeo, hanno capito che concimando di più, irrigando di
più, trattando con antiparassitari, potevano raddoppiare le rese per ettaro e quindi raddoppiare
l'aiuto comunitario. E allora: chi produce i concimi? Chi produce gli antiparassitari? Chi produce il
materiale per l'irrigazione? E i trattori? Le fresatrici? Le vangatrici? Le potatrici meccaniche? Lei,
Signor Presidente sa che li producono al nord.
Da tutta questa operazione di assistenza, che a Roma veniva chiamata “ammortizzatore
sociale”, ai calabresi è rimasta l'onta di essere tacciati di ladrocinio mentre da circa un decennio
prima, invece, i contadini della “bassa padana”, delle “langhe”, della maremma, del triveneto,
cominciarono a diventare proprietari della Montedison, leaders di industrie lattiero-casearie,
olearie, di salumi, sottoli, sottaceti, pomodori pelati e passati, pasta, dolciumi e quant'altro al punto
che ultimamente avevano proposto di vendere l'acqua depurata (del Naviglio?)” additivando la
stessa con prodotti chimici ed etichettandola come aranciata. Pensi sono stati talmente bravi da
insegnare ai loro bovini l'uso della carta igienica! Non mi crede Signor presidente? In TV fino a
qualche anno fa trasmettevano uno spot dove si vedeva benissimo del bestiame allevato in una stalla
cosiddetta libera. Controlli agli archivi!…..la palizzata che delimita il paddok……lo vede com'è
pulita, quasi nuova. Vuol dire che i bovini non scodinzolano più. Si sa, le mosche non frequentano
volentieri dove c'è pulizia, sono stati bravi, Signor presidente, molto bravi….solo che la cosa gli è
scappata di mano e per la troppa pulizia la mucca è diventata pazza. E così si è concluso il ciclo.
In Calabria tutte le iniziative falliscono: falliscono gli zuccherifici, le cantine sociali, gli
oleifici (es. la raffineria di Gioia Tauro adibita dagli extracomunitari a dormitorio), le industrie dei
derivati agrumari (tra le quali la famosa “Rognetta” con 200 anni di storia, fallita, occupata dagli
extracomunitari e ora demolita), le lattiero casearie, così i calabresi potranno tranquillamente
consumare il buon latte dei pascoli alpini (prodotto da chi? visto l'esiguo numero di bovini colà
esistenti?), consumare il formaggio di Parma, i pomodori prodotti nella Romagna solatia di
Pascoliana memoria, il buon vino del veneto (probabilmente additivato col metanolo dato che le uve
da taglio prodotte nel mezzogiorno non si usano più), le aranciate prodotte con succo brasiliano
importato dalla civile Olanda, i limoni che entrano dalla vicina Svizzera, le arance della California e
chi più ne ha più ne metta.
Adesso non basta che siano fallite le piccole industrie di trasformazione che non avendo supporto
economico facevano solo semilavorati ed il valore aggiunto finiva regolarmente al nord, adesso
devono fallire anche le coltivazioni, secondo i ministri dell'attuale governo leghista. Infatti il
Ministro Maroni, spudoratamente, intervistato dalla giornalista Latella su SKY TG 24, non si
poneva il problema di capire perché le arance in Calabria vengono pagate a 6/7 centesimi al Kg, ma
si preoccupava della manodopera sfruttata. Qualunque uomo di governo, di qual si voglia nazione
del mondo, per poter dire di essere persona onesta e perbene avrebbe dovuto denunciare i vari
“sciur Brambilla” che qualche mese prima avevano proposto la precitata legge delle aranciate senza
succo di arancia chiedendo, ancora, al premier, di convocare immediatamente il consiglio dei
ministri per legiferare alfine di imporre alle ditte produttrici di aranciate di additivare col 30% di
succo d'arancia italiana il loro prodotto anziché l'attuale 12% (probabilmente di natura chimica)
dopodiché avrebbe anche potuto inveire contro il lavoro nero. Ma questo non può farlo il Ministro
Maroni perché le “cosche”…….pardon…..le “lobby” non glielo permetterebbero mai!!! . Solo in
questo modo avrebbe reso giustizia ai diseredati che quando vengono sfruttati in Calabria è colpa
dei calabresi razzisti e mafiosi facendo finta, lui e gli altri componenti del governo, di non sapere
che molti giovani calabresi lavorano 8 ore al giorno per 500€ al mese e che nel triangolo industriale
i calabresi lavoravano come schiavi per una manciata di fave.
Ma per tornare al crimine commesso basta evidenziare il fatto che tutti i prodotti agricoli del nord,
in qualche caso oggetto di spregiudicate sofisticazioni, vengono distribuite nelle loro grandi catene
di distribuzione su tutto il territorio nazionale mentre quelli meridionali sono presenti solo in
piccola parte. Quelle catene di distribuzione che pagano le Clementine commercializzate in
Calabria 60/80 centesimi e poi le rivendono a 2/3 € al Kg. D'altra parte, con il supporto delle
“cosche”……pardon….“lobby”, sono riusciti ad ottenere di tutto e di più: prodotti DOC, IGP, CCP,
co co chi, KGB…..e di recente il ministro Zaia ha dichiarato anche che i prodotti agricoli in futuro
dovranno essere etichettati come prodotti “etici”. Minchia Sig. Tenente! Con la nomea che hanno
incollato sulla società calabrese, volendo, non potremmo vendere neanche i Santi delle chiese!
Vuoi vedere che quanto fin qui detto è stato pianificato nei soliti “salotti” a fin di bene
perché queste industrie calabresi, alla fine, avrebbero aggravato l'inquinamento del nostro bel mare
nel quale già avevano pianificato di sommergere le loro scorie radioattive sapendo che alla fine con
il danaro avrebbero tappato tutte le bocche così come sistematicamente avviene?
Le aziende calabresi sono fallite e falliscono perché gli agricoltori sono chiamati a pagare in
contanti i salari, l'energia elettrica, le materie prime, i fertilizzanti, gli anticrittogamici l'iscrizione
alla camera di commercio, l'ICI al 6 per mille, quanto pagano cioè gli industriali per i loro
capannoni, devono mantenere un commercialista, un ragioniere e se assumono più di 10 operai per
la raccolta dei frutti, anche un medico. Per non parlare poi dello adeguamento alle norme CEE di
tutti i ferri vecchi che si ritrovano. E se i calabresi non hanno i soldi per farlo, non possono attingere
più al “prestito agrario di esercizio” a tasso agevolato perché ora le banche lo fanno (su Direttiva
Comunitaria), quando lo fanno, a tasso di riferimento. E questo è giusto, secondo loro, perché i
calabresi, si sa, essendo poco onesti ed inaffidabili il danaro lo pagano 4/5 punti in più di quanto lo
pagano gli italiani. Non regge l'assunto che lo pagano i calabresi in quanto 'ndranghetisti poiché la
'ndrangheta, da quanto si legge sui giornali, ha più soldi della banca d'Italia…..ergo non ha bisogno
di ricorrere al prestito. E allora, ancora, mi deve consentire di gridare in faccia a questi camorristi
legalizzati che i calabresi sono soggetti da sempre ad estorsione aggravata e continuata.
In una trasmissione prodotta dalla Rai, cioè Porta a Porta, presenti alcuni esponenti del
firmamento pseudo - politico, allorché il conduttore Bruno Vespa rivolgendosi al Ministro La
Russa chiedeva : “Onorevole La Russa, la Fiat sta fallendo ed è un pezzo di storia della nazione,
possibile che il governo non la possa aiutare?” A quella domanda il ministro rispose stizzito:
“Dottor Vespa……negli ultimi 5 anni hanno avuto 160.000 miliardi, pari a 4 finanziarie.” A questo
punto calò il gelo e nessuno ha eccepito alcunché. Da tanto si evince che lo stato esiste per i
piemontesi e non per i calabresi, infatti quando chiedevamo qualche miliardo delle vecchie lire per i
danni delle gelate che subivano i nostri agrumeti ci rispondevano in gramaglie che non c'era
disponibilità in Bilancio.
Allora Signor Presidente quando affermo che questa nazione è stata ed è governata da
uomini senza onore e senza dignità non lo faccio per il gusto di offendere chicchessia, lo faccio a
ragion veduta e da quando la tangentopoli milanese ha svelato gli altarini, si assiste alla diatriba
infinita di una pletora di accattoni, giornalisti e pseudo - politici che si accapigliano sparando via
etere cazzate senza vitamine a ripetizione continua, dicendo tutto ed il contrario di tutto ma
ritrovandosi d'accordo quando affermano che nel mezzogiorno lo sviluppo non può avvenire per
colpa della delinquenza. Infatti ci hanno divisi come le pecore del marchesato: in Campania c'è la
camorra, in Calabria la 'ndrangheta e in Sicilia la mafia e fingono di non sapere che i cittadini del
mezzogiorno pagano le tasse anzi pagano più di quanto dovrebbero per mantenere quelle strutture
istituzionali che o inette o incapaci o “distratte” in 50 anni non sono riuscite a cavare un ragno dal
buco.
E' di questi giorni che un esercito di extracomunitari dell'Africa nera in maniera quanto mai
strana, se nel volgere di pochi minuti è riuscita a mettere a ferro e fuoco in tre punti diversi e
simultaneamente una città di 20.000 abitanti, tanto mafiosa da essersi asserragliata dentro casa
mentre quei diseredati infierivano contro tutto e tutti, distruggendo macchine, aggredendo gli ignari
cittadini inermi, anche donne e bambini, facendo sassaiola contro i balconi ove le massaie mafiose
si affacciavano preoccupate per cercare di capire quell'improvvisa escalation di violenza. Chi può
trarre vantaggio da un fatto simile atteso che la 'ndrangheta non è usa a sparare con pistole ad aria
compressa? Sarebbe opportuno indagare anche in direzione di coloro che erano fautori della politica
del tanto peggio tanto meglio poiché ci sono le elezioni in vista? Ad ascoltare la Conferenza
Episcopale, i giornalisti e gli pseudo - politici in questa città di malavitosi e di razzisti l'imperativo
categorico è la violenza che, però, contro gli extracomunitari si è scatenata solo il giorno dopo la
rivolta, quando cioè alcuni giovani si sono organizzati in gruppuscoli incontrollabili ottenendo un
solo risultato e cioè mostrare al mondo che il paese dell'accoglienza, che vanta come protettrice la
Madonna Nera Maria Santissima di Patmos, che da 20 anni li ospitava elargendo ogni aiuto
possibile nei limiti delle difficoltà economiche nelle quali ci hanno calato, è una città xenofoba . Il
fatto è che la malignità del momento, ha una origine ben definita di fronte alla quale ognuno di
questi gaglioffi dovrebbe finalmente assumersi la propria responsabilità spiegando al mondo intero:
1°) che senso ha l'affermazione fatta con grande onestà intellettuale dall'Onorevole Casini durante
l'ultima campagna elettorale quando reiteratamente ha dichiarato: “abbiamo commesso un errore
madornale sacrificando sull'altare dell'industria il comparto agricolo. Dobbiamo correre ai
ripari”. Poiché a tanto si aggiunge il fatto che la DC, durante tutto il periodo che va dall'avvento
della prima Repubblica a tangentopoli, ha evitato categoricamente di concedere il dicastero
dell'agricoltura ad altri partiti partner di governo, non è altro che il suggello all'accusa da me
esposta. E tanto per non sbagliare finite le elezioni e riconoscendo l'errore commesso hanno
provveduto immediatamente nominando Ministro dell'agricoltura il leghista Zaia. Sig Presidente
riesce a trovare durante l'arco della 1^ Repubblica un Ministro Calabrese all'agricoltura? Ma va,
che distrazione!
2°) Il Ministro Tremonti, molto bravo in economia, insegni ai poveri analfabeti di Rosarno come si
quadra il bilancio di un'azienda “tipo” di 20 ettari di agrumi destinati alla trasformazione industriale
sapendo di ricavare dal prodotto pari a 10.000 ql un corrispettivo di €/kg pari a 0,07 franco industria
cioè € 70.000. Considerato che, per la raccolta delle arance a scopo industriale un operaio
normalmente raccoglie 8 q.li al giorno si desume che per la raccolta di 10.000 quintali necessitano
nr. 1.250 unità lavorative x 42 € (salario concordato a livello provinciale) = € 52.500 a cui si
aggiungono 9 € di contributi pro capite (se si ottiene la fiscalizzazione di area svantaggiata),
pertanto 1.250 operai per € 9 di contributi pro capite si ottiene un costo di sola raccolta complessivo
pari a € 63.750 con un attivo rimanente di € 6.250. Con questa somma il titolare dell'azienda deve:
trasportare il prodotto all'industria, provvedere al trasporto degli operai per la raccolta, affrontare le
spese di prima lavorazione del terreno, di concimazione, le spese per l'irrigazione a turni di 20
giorni da ripetersi per 5/6 mesi, fare i trattamenti antiparassitari, fare una leggera potatura di
mantenimento, pagare la camera di commercio, pagare i consorzi di bonifica, pagare tutto quanto i
vari Ministri dell'economia hanno gravato sul comparto agricolo nonché le spese per gasolio,
energia elettrica, I.C.I. ecc...
Se Lei è persona di onore, ed io sono fermamente convinto che lo sia, si faccia quantificare i
costi di produzione da un bravo agronomo dopodiché deve avere il coraggio di dire a tutta la
nazione che il Beneficio fondiario è paurosamente in rosso e che pertanto i cittadini di Rosarno, che
di questo vivono meritano il massimo rispetto e che quanto è successo è frutto dello sfruttamento al
quale sono stati essi stessi sottoposti per decenni. Per quanto è capitato, per la rivolta di quelle
povere anime esasperate dal bisogno e dalla fame Dio grida vendetta, così come grida vendetta
dall'alto dei cieli per quell'esercito di camorristi legalizzati che ciecamente e biecamente ha
infierito contro questa nobile terra che pur avendo generato decine di uomini illustri ed essendo
stata la suggestione spirituale dell'intera Europa, come per una maledizione atavica, continua a
preferire al perdono la vendetta, ma, soprattutto non trova il coraggio di riscattare il bene più grande
di cui è stata espropriata: la propria dignità.
Al Segretario di Stato Cardinal Bertone che giustamente solleva la croce del Cristo in difesa
dei poveri diseredati dell'Africa nera (sfruttata dal mondo intero fin dagli albori della civiltà),
contro i moderni barbari, vorrei chiedere perché non ha mai trovato il tempo e lo spirito di pietà
cristiana per sollevarla in difesa della Calabria o almeno di quella Calabria che subisce ogni forma
di prevaricazione da parte dei poteri palesi ed occulti, leciti e illeciti e che sta pagando un prezzo
altissimo per il peccato originale commesso da altri.
Signor Presidente potrei continuare per anni senza completare l'elenco delle ingiustizie
subite da questa terra e dai suoi abitanti nonché delle offese disgustose che la flagellano. L'ultima
quella di un menestrello dei tempi nostri pieno di soldi e di boria il quale, nella vicina Sicilia, si
chiedeva perché Dio ha creato la Calabria. Molti si sono indignati per le sue parole, io no……
perché non ritengo il suo giudizio degno di considerazione. Io mi sono indignato, invece, sentendo
(nel sottofondo della trasmissione) le risatine dei siciliani. Se fossi superficiale nelle valutazioni
oggi mi sganascerei dalle risate pensando alla beffarda ironia del Marchionne a proposito della
Sicilia traslata alla periferia di Torino immaginando un Palermitano senza denti chiedere: “ma nna
Francia u pani custa caru?”come nel film di Risi “Il treno della speranza”. No! Mi auguro, invece
che una stagione nuova faccia sedere allo stesso tavolo i rappresentanti - questa volta validi - delle
tre regioni che componevano il Regno delle Due Sicilie e chiedere agli Ariani il “redde rationem”
su tutto il maltolto per riequilibrare l'economia e ripartire insieme per la grandezza della patria
comune e del nostro Tricolore tenendo in debito conto che, qualora malauguratamente per loro non
intendessero farlo, saremmo in grado - perdendo due sole ore del nostro tempo - , a mandarli a
costruirsi gli iglòo al polo nord. Mi perdoni, se può, Signor Presidente ma sono convinto che solo
così sarà possibile evitare la catastrofe imminente perché quanto è avvenuto a Rosarno nei giorni
scorsi non ha nulla a che vedere col razzismo e probabilmente con la mafia. Semmai può ritenersi la
punta di un iceberg molto più pericoloso che anguilleggia paurosamente in una società impoverita
più di quanto il governo possa immaginare e che sta per esaurire i sudati risparmi, quindi possiamo
liquidare l'accaduto come episodio di xenofobia ma……!?.
Mi creda Suo umilissimo e devotissimo

Antonio Figliuzzi
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