data, 14 gennaio 2010

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano


Egregio Signor Presidente, oso rivolgermi a Lei ma, essendo calabrese di Rosarno, Le chiedo preliminarmente scusa.

Spero fermamente che l'apparato in subordine non Le nasconda la presente, ritenendola ininfluente, perché, nascondendola, continuerebbe a negare la parola ai calabresi. Preciso che quanto di seguito lamenterò è frutto di lucida ragione e scaturisce da prove certe e che, ancora, non ha nulla a che vedere con eventuali insinuazioni su manie di protagonismo che non mi appartengono. Ho deciso di scriverLe la presente perché da 45 anni circa mi accompagna un bel ricordo di Lei.

Era una mattina di domenica del 1964/65 ed io, arrivato nell'allora piazza Vignaioli di Rosarno dove il partito comunista italiano intratteneva i cittadini con un comizio del compagno Napolitano, fui avvicinato dal segretario della sezione del PCI (con il quale avevamo rapporti di stima reciproca essendo io esponente della sinistra del vecchio PSI) che volle presentarmi a Lei. Dopo un breve convenevole saluto Lei salì sul podio e parlò ai cittadini. Fin dalle prime argomentazioni ebbi la sensazione di trovarmi davanti ad un comunista “anomalo”. Mi colpì molto la pacata fermezza del suo linguaggio teso a difendere il mondo del lavoro e profondamente preoccupato per il futuro dei giovani di quella Calabria, argomentando - senza violenze verbali - nei confronti dell'“ottusa classe politica”. Ma quello che mi ha colpito di più era la Sua raffinata eleganza; non era il tipico Onorevole paesano che ostentava parità di classe con il contadino indossando la giacca di lana pesante nel mese di giugno e la camicia con il colletto ad ali di gabbiano che facevano intravedere, invariabilmente, l'elastico della cravatta. Ricordo perfettamente com'era vestito: in testa aveva un cappello Borsalino di colore marrone come la cravatta ed i pantaloni in gabardine, la giacca era in cachemire color cammello come la cintola dei pantaloni e le scarpe. La camicia era bianca, di taglio Pancaldi e Boschi. Anche io allora potevo permettermi camice Pancaldi e vestiti di qualità così come potevo permettermi di passeggiare a bordo di una Opel Olimpia Record perché figlio di un massaro nonché agricoltore e proprietario di agrumeti. Che strana coincidenza, Signor Presidente, Lei è venuto a Rosarno 45 anni fa per incitare i giovani alla speranza ed alla lotta contro il mal governo ignorando, anche Lei, che contro la Calabria in particolare ed il mezzogiorno in generale, si era tramata la più devastante strategia di annichilimento economico e sociale che mente umana possa concepire. Oggi non passa giorno senza che notizie eclatanti riempiano le prime pagine dei giornali e fiumi di inchiostro non illustrino al mondo la malvagità di questa terra e dei suoi abitanti, ma nessuno mai fino ad oggi si è posto con onestà il perché del malessere e delle tensioni sociali che travagliano questa parte d'Italia e le perduranti ingiustizie che la devastano sempre più e che, ormai, l'anno ridotta ad essere considerata peggio dell'ultimo girone dell'inferno. Signor Presidente, la robustezza delle argomentazioni che Lei espone con assoluta onestà intellettuale in favore del mezzogiorno “ai sordi” che governano rimarranno sempre nel cassetto dei buoni propositi mescolati a quelli, meno onesti, di molti suoi predecessori.

Ma ora è arrivato il momento in cui qualcuno deve trovare il coraggio di dire Basta e, purtroppo, essendo Lei la massima autorità di questa semi - nazione, questo devo dirlo a Lei, ma lo faccio significandoLe il massimo rispetto che nutro ed i sensi della più profonda stima che merita. Ovviamente lo faccio senza omettere i motivi del mio lamentare essendo, nella qualità di calabrese, un negro d'Europa (così come si leggeva negli anni 60 sui cavalcavia autostradali del nord Italia). E valga il vero, costi quel che costi! Atteso che l'onore degli uomini non è circoscritto a certe parti anatomiche delle proprie ascendenti, discendenti o collaterali bensì da come essi si propongono e comportano nel consorzio umano e per i politici particolarmente in quanto delegati a governarlo, allora, Signor Presidente - assumendomi tutte le responsabilità morali, civili e penali - affermo che questa nazione è stata ed è governata da uomini senza onore e senza dignità. A partire dal 1946/48 e fino a tutti gli anni 50 in Calabria un ettaro di agrumeto rendeva mediamente da un milione e mezzo a due milioni e mezzo di lire l'anno, mentre il salario delle masse transumanti dei contadini dediti alla lavorazione del terreno con la dura zappa costava appena qualche decina di lire (per evitare ciò ci siamo battuti con tutte le nostre forze e Torre Melissa e Portella della Ginestra fanno parte di quel pezzo di storia).

Altrettanto dicasi per l'uliveto che veniva definito “rendita parassitaria” poiché richiedeva poche spese di coltivazione mentre un quintale di olio veniva pagato sessantamila/ottantamila lire al quintale. Le rammento che a quell'epoca le migliori automobili Fiat, Alfa Romeo o Lancia costavano circa 1.500.000 lire (il tutto verificabile presso le camere di commercio competenti per territorio). Allora questi due comparti, che facevano da locomotiva a tutta l'economia della regione, hanno vissuto un decennio di splendore mentre uomini senza onore e senza dignità tramavano nei salotti dei palazzi romani, piemontesi e lombardi per portare la Calabria all'annichilimento. Tutto ebbe inizio con l'arrivo del Piano Marshall. Segretario dell'ERP (European Recovery Program) venne nominato il Sig. Ferrari Aggradi il quale, da quanto si può desumere scorrendo le pagine dell'Enciclopedia della Storia d'Italia edita da Einaudi, nel 1950 officiò “il matrimonio” tra la DC e la Confindustria.

Contestualmente nascevano: il Trattato di Roma per la nascita della Comunità Economica Europea nonché la Cassa per il mezzogiorno. A seguire, la legge speciale per la Calabria (una di quelle leggi che Giustino Fortunato chiamava “generose elemosine”). Queste ultime, iniquo strumento di clientela politica e di malaffare (ricorda le vacche di Fanfani?), hanno prodotto, oltre all'arricchimento di pochi maggiorenti calabresi, il consolidamento di centri abitati, argini di fiumi fatti con pietrisco al profumo di cemento e che tutto hanno fatto tranne che migliorare le condizioni idrogeologiche della regione così come le tantissime case coloniche che non dovevano servire come alloggi per i contadini bensì per arricchire i cementieri, le ferriere di Brescia e gli industriali delle macchine per l'edilizia. Anche i vasti impianti di agrumeto di varietà moro e tarocco (varietà imposte dalle norme di attuazione delle suddette leggi elaborate nelle ovattate sedi romane) entrati in produzione si rivelarono un grande flop perché i frutti avevano - ed hanno - caratteristiche organolettiche diverse essendo, le condizioni pedoclimatiche della Calabria diverse da quelle della Sicilia. L'industrializzazione, di contro, doveva avvenire tramite l'ISVEIMER che aveva sede nella Sua città Signor Presidente e meglio di Lei credo che nessuno possa accertare quali industrie abbia aiutato a costruire quell'Ente in Calabria. Nonostante tutto i calabresi hanno sperato per altri cinquanta anni e per cinquanta anni uomini senza onore e senza dignità li hanno turlupinati con fredda determinazione. L'industrializzazione? Signor Presidente: la LIQUICHIMICA BIOSINTESI……un ammasso di lamiere arrugginite in quel di Saline, così la SIR e la NIR in quel di Lamezia Terme, il V° centro siderurgico…. , un porto megagalattico costruito con cento anni di ritardo che occupa quattro gatti e produce ricchezza per l'opulento nord e per l'Europa. Il resto….. un deserto. Dal 1905 non si è costruito più un metro di nuova ferrovia, un'autostrada che somiglia tanto ad una “mulattiera del triveneto”( anche se la stanno allargando di qualche metro), servizi ovunque fatiscenti, terziario e turismo da terzo mondo perché le banche vessano e succhiano il sangue agli imprenditori ritenendoli - essendo calabresi - inaffidabili, mentre i lombardi sono affidabili!!! specie quelli della “Milano da bere”. Signor presidente, il loro onore è paragonabile a quello delle puttane che passeggiano sui marciapiedi di Caracalla anzi come quello dei femminielli alla Fiere di Bologna, con tutto il rispetto che Quelli meritano. Secondo l'assunto leghista noi viviamo di assistenza. Dodici milioni delle vecchie lire spende al nord lo stato per ogni cittadino, quattro in Calabria: da sempre! Nonostante ciò ci fecero sapere che esistono 300.000 valliggiani pronti a mirare al cuore….non dissero di chi, ma è facile capirlo. Adesso hanno distrutto anche quel pezzo di terra irrigato col sudore della fronte di intere generazioni.

Qualche anno fa in una trasmissione del Costanzo Show il Dott. Enzo Biagi, giornalista di chiara fama, interrogato dal Costanzo che chiedeva lumi su quali potevano essere i motivi per cui il leghista Bossi manifestasse tanto livore nei confronti degli “assistiti meridionali”, tra l'altro rispondeva: “Beh, diciamoci la verità! Una volta l'economia l'avevano loro”. Tanto per mettere in chiaro immediatamente la prima verità sacrosanta: l'economia ce l'aveva il mezzogiorno perché all'epoca era l'orto fresco dell'Italia e dell'Europa. Dallo scalo ferroviario di Rosarno negli anni 50 partivano quotidianamente decine di vagoni di arachidi, arance, mandarini, angurie, peperoni, melanzane, annoni, pomodori, fieno per quelle poche mucche che nel gelo della padania sotto la neve non trovavano da mangiare, barbabietole da zucchero che andavano allo zuccherificio di Lamezia Terme che non esiste più, funghi, uva zibibbo, uva olivella, mais, tonnellate di pelli di animali che finivano nelle concerie del nord ecc.. Negli anni a seguire, mentre il comparto agricolo incominciava ad accusare il declino tanto da indurre i paesi partner della Comunità Europea a segnalare, durante i lavori della Conferenza di Stresa del 1958, che qualora il governo italiano non avesse affiancato il comparto stesso ad una parallela struttura agro - industriale, l'agricoltura italiana sarebbe rimasta, per la polverizzazione delle aziende agricole, in brache di tela. I governanti italiani pro tempore, Rumor e Colombo, risposero che col Piano di Riconversione Industriale in corso a quell'epoca si sarebbe provveduto in tal senso. E così hanno fatto……in Italia. Non in Calabria.

Nel 1962, il Signor Ferrari Aggradi, che da segretario dell'ERP era passato a fare il ministro delle partecipazioni statali - guarda caso con il primo governo Moro (cioè il primo governo di centro - sinistra) - venne nominato ministro dell'agricoltura, dismettendo immediatamente la legge speciale per la Calabria e sostituendola con il Piano Verde n° 1, 2 e 3 (cioè del nulla) esteso a tutto il territorio nazionale con il seguente risultato: crollo totale del tessuto economico calabrese, spopolamento delle campagne con i contadini che salirono sui famosi “treni della speranza” per andare a svernare nelle Bidonville dei triangoli industriali e creare la ricchezza al nord mentre i prezzi degli agrumi e dell'olio d'oliva crollarono all'improvviso. In Italia ed in Europa gli agrumi calabresi vennero soppiantati da prodotti spagnoli, dei paesi del Maghreb e di Israele (Jaffa) barattati con i prodotti dell'industria del nord e quando quel grande galantuomo che era Ugo La Malfa gridò allo scandalo perché la forbice tra nord e sud si era allargata al punto da aver raggiunto il livello di guardia, i gaglioffi che ciò avevano generato sono insorti accusandolo di perseguire la politica del doppio binario definendolo “ballerino” perché uomo di governo che - per onore di verità e di giustizia nei confronti del mezzogiorno - lo contestava. La gente in Calabria rumoreggiò in malo modo perché da una parte le promesse di industrializzazione rimanevano aria fritta e dall'altro il comparto agricolo del mezzogiorno era entrato in coma. Così arrivò la norma tampone sotto forma di aiuto alla produzione e cioè iniziò una forma di riciclaggio dalle casse dello Stato italiano a quelle della Comunità Europea e da questa agli industriali (per tramite gli agricoltori) sotto forma di aiuto. Siccome in Italia c'è il detto “contadino….scarpe grosse e cervello fino” i contadini italiani, dalla padania a Capo Lilibeo, hanno capito che concimando di più, irrigando di più, trattando con antiparassitari, potevano raddoppiare le rese per ettaro e quindi raddoppiare l'aiuto comunitario. E allora: chi produce i concimi? Chi produce gli antiparassitari? Chi produce il materiale per l'irrigazione? E i trattori? Le fresatrici? Le vangatrici? Le potatrici meccaniche? Lei, Signor Presidente sa che li producono al nord.

Da tutta questa operazione di assistenza, che a Roma veniva chiamata “ammortizzatore sociale”, ai calabresi è rimasta l'onta di essere tacciati di ladrocinio mentre da circa un decennio prima, invece, i contadini della “bassa padana”, delle “langhe”, della maremma, del triveneto, cominciarono a diventare proprietari della Montedison, leaders di industrie lattiero-casearie, olearie, di salumi, sottoli, sottaceti, pomodori pelati e passati, pasta, dolciumi e quant'altro al punto che ultimamente avevano proposto di vendere l'acqua depurata (del Naviglio?)” additivando la stessa con prodotti chimici ed etichettandola come aranciata. Pensi sono stati talmente bravi da insegnare ai loro bovini l'uso della carta igienica! Non mi crede Signor presidente? In TV fino a qualche anno fa trasmettevano uno spot dove si vedeva benissimo del bestiame allevato in una stalla cosiddetta libera. Controlli agli archivi!…..la palizzata che delimita il paddok……lo vede com'è pulita, quasi nuova. Vuol dire che i bovini non scodinzolano più. Si sa, le mosche non frequentano volentieri dove c'è pulizia, sono stati bravi, Signor presidente, molto bravi….solo che la cosa gli è scappata di mano e per la troppa pulizia la mucca è diventata pazza. E così si è concluso il ciclo.

In Calabria tutte le iniziative falliscono: falliscono gli zuccherifici, le cantine sociali, gli oleifici (es. la raffineria di Gioia Tauro adibita dagli extracomunitari a dormitorio), le industrie dei derivati agrumari (tra le quali la famosa “Rognetta” con 200 anni di storia, fallita, occupata dagli extracomunitari e ora demolita), le lattiero casearie, così i calabresi potranno tranquillamente consumare il buon latte dei pascoli alpini (prodotto da chi? visto l'esiguo numero di bovini colà esistenti?), consumare il formaggio di Parma, i pomodori prodotti nella Romagna solatia di Pascoliana memoria, il buon vino del veneto (probabilmente additivato col metanolo dato che le uve da taglio prodotte nel mezzogiorno non si usano più), le aranciate prodotte con succo brasiliano importato dalla civile Olanda, i limoni che entrano dalla vicina Svizzera, le arance della California e chi più ne ha più ne metta.

Adesso non basta che siano fallite le piccole industrie di trasformazione che non avendo supporto economico facevano solo semilavorati ed il valore aggiunto finiva regolarmente al nord, adesso devono fallire anche le coltivazioni, secondo i ministri dell'attuale governo leghista. Infatti il Ministro Maroni, spudoratamente, intervistato dalla giornalista Latella su SKY TG 24, non si poneva il problema di capire perché le arance in Calabria vengono pagate a 6/7 centesimi al Kg, ma si preoccupava della manodopera sfruttata. Qualunque uomo di governo, di qual si voglia nazione del mondo, per poter dire di essere persona onesta e perbene avrebbe dovuto denunciare i vari “sciur Brambilla” che qualche mese prima avevano proposto la precitata legge delle aranciate senza succo di arancia chiedendo, ancora, al premier, di convocare immediatamente il consiglio dei ministri per legiferare alfine di imporre alle ditte produttrici di aranciate di additivare col 30% di succo d'arancia italiana il loro prodotto anziché l'attuale 12% (probabilmente di natura chimica) dopodiché avrebbe anche potuto inveire contro il lavoro nero. Ma questo non può farlo il Ministro Maroni perché le “cosche”…….pardon…..le “lobby” non glielo permetterebbero mai!!! . Solo in questo modo avrebbe reso giustizia ai diseredati che quando vengono sfruttati in Calabria è colpa dei calabresi razzisti e mafiosi facendo finta, lui e gli altri componenti del governo, di non sapere che molti giovani calabresi lavorano 8 ore al giorno per 500€ al mese e che nel triangolo industriale i calabresi lavoravano come schiavi per una manciata di fave.

Ma per tornare al crimine commesso basta evidenziare il fatto che tutti i prodotti agricoli del nord, in qualche caso oggetto di spregiudicate sofisticazioni, vengono distribuite nelle loro grandi catene di distribuzione su tutto il territorio nazionale mentre quelli meridionali sono presenti solo in piccola parte. Quelle catene di distribuzione che pagano le Clementine commercializzate in Calabria 60/80 centesimi e poi le rivendono a 2/3 € al Kg. D'altra parte, con il supporto delle “cosche”……pardon….“lobby”, sono riusciti ad ottenere di tutto e di più: prodotti DOC, IGP, CCP, co co chi, KGB…..e di recente il ministro Zaia ha dichiarato anche che i prodotti agricoli in futuro dovranno essere etichettati come prodotti “etici”. Minchia Sig. Tenente! Con la nomea che hanno incollato sulla società calabrese, volendo, non potremmo vendere neanche i Santi delle chiese! Vuoi vedere che quanto fin qui detto è stato pianificato nei soliti “salotti” a fin di bene perché queste industrie calabresi, alla fine, avrebbero aggravato l'inquinamento del nostro bel mare nel quale già avevano pianificato di sommergere le loro scorie radioattive sapendo che alla fine con il danaro avrebbero tappato tutte le bocche così come sistematicamente avviene? Le aziende calabresi sono fallite e falliscono perché gli agricoltori sono chiamati a pagare in contanti i salari, l'energia elettrica, le materie prime, i fertilizzanti, gli anticrittogamici l'iscrizione alla camera di commercio, l'ICI al 6 per mille, quanto pagano cioè gli industriali per i loro capannoni, devono mantenere un commercialista, un ragioniere e se assumono più di 10 operai per la raccolta dei frutti, anche un medico. Per non parlare poi dello adeguamento alle norme CEE di tutti i ferri vecchi che si ritrovano. E se i calabresi non hanno i soldi per farlo, non possono attingere più al “prestito agrario di esercizio” a tasso agevolato perché ora le banche lo fanno (su Direttiva Comunitaria), quando lo fanno, a tasso di riferimento. E questo è giusto, secondo loro, perché i calabresi, si sa, essendo poco onesti ed inaffidabili il danaro lo pagano 4/5 punti in più di quanto lo pagano gli italiani. Non regge l'assunto che lo pagano i calabresi in quanto 'ndranghetisti poiché la 'ndrangheta, da quanto si legge sui giornali, ha più soldi della banca d'Italia…..ergo non ha bisogno di ricorrere al prestito. E allora, ancora, mi deve consentire di gridare in faccia a questi camorristi legalizzati che i calabresi sono soggetti da sempre ad estorsione aggravata e continuata. In una trasmissione prodotta dalla Rai, cioè Porta a Porta, presenti alcuni esponenti del firmamento pseudo - politico, allorché il conduttore Bruno Vespa rivolgendosi al Ministro La Russa chiedeva : “Onorevole La Russa, la Fiat sta fallendo ed è un pezzo di storia della nazione, possibile che il governo non la possa aiutare?” A quella domanda il ministro rispose stizzito: “Dottor Vespa……negli ultimi 5 anni hanno avuto 160.000 miliardi, pari a 4 finanziarie.” A questo punto calò il gelo e nessuno ha eccepito alcunché. Da tanto si evince che lo stato esiste per i piemontesi e non per i calabresi, infatti quando chiedevamo qualche miliardo delle vecchie lire per i danni delle gelate che subivano i nostri agrumeti ci rispondevano in gramaglie che non c'era disponibilità in Bilancio.

Allora Signor Presidente quando affermo che questa nazione è stata ed è governata da uomini senza onore e senza dignità non lo faccio per il gusto di offendere chicchessia, lo faccio a ragion veduta e da quando la tangentopoli milanese ha svelato gli altarini, si assiste alla diatriba infinita di una pletora di accattoni, giornalisti e pseudo - politici che si accapigliano sparando via etere cazzate senza vitamine a ripetizione continua, dicendo tutto ed il contrario di tutto ma ritrovandosi d'accordo quando affermano che nel mezzogiorno lo sviluppo non può avvenire per colpa della delinquenza. Infatti ci hanno divisi come le pecore del marchesato: in Campania c'è la camorra, in Calabria la 'ndrangheta e in Sicilia la mafia e fingono di non sapere che i cittadini del mezzogiorno pagano le tasse anzi pagano più di quanto dovrebbero per mantenere quelle strutture istituzionali che o inette o incapaci o “distratte” in 50 anni non sono riuscite a cavare un ragno dal buco.

E' di questi giorni che un esercito di extracomunitari dell'Africa nera in maniera quanto mai strana, se nel volgere di pochi minuti è riuscita a mettere a ferro e fuoco in tre punti diversi e simultaneamente una città di 20.000 abitanti, tanto mafiosa da essersi asserragliata dentro casa mentre quei diseredati infierivano contro tutto e tutti, distruggendo macchine, aggredendo gli ignari cittadini inermi, anche donne e bambini, facendo sassaiola contro i balconi ove le massaie mafiose si affacciavano preoccupate per cercare di capire quell'improvvisa escalation di violenza. Chi può trarre vantaggio da un fatto simile atteso che la 'ndrangheta non è usa a sparare con pistole ad aria compressa? Sarebbe opportuno indagare anche in direzione di coloro che erano fautori della politica del tanto peggio tanto meglio poiché ci sono le elezioni in vista? Ad ascoltare la Conferenza Episcopale, i giornalisti e gli pseudo - politici in questa città di malavitosi e di razzisti l'imperativo categorico è la violenza che, però, contro gli extracomunitari si è scatenata solo il giorno dopo la rivolta, quando cioè alcuni giovani si sono organizzati in gruppuscoli incontrollabili ottenendo un solo risultato e cioè mostrare al mondo che il paese dell'accoglienza, che vanta come protettrice la Madonna Nera Maria Santissima di Patmos, che da 20 anni li ospitava elargendo ogni aiuto possibile nei limiti delle difficoltà economiche nelle quali ci hanno calato, è una città xenofoba . Il fatto è che la malignità del momento, ha una origine ben definita di fronte alla quale ognuno di questi gaglioffi dovrebbe finalmente assumersi la propria responsabilità spiegando al mondo intero:

1°) che senso ha l'affermazione fatta con grande onestà intellettuale dall'Onorevole Casini durante l'ultima campagna elettorale quando reiteratamente ha dichiarato: “abbiamo commesso un errore madornale sacrificando sull'altare dell'industria il comparto agricolo. Dobbiamo correre ai ripari”. Poiché a tanto si aggiunge il fatto che la DC, durante tutto il periodo che va dall'avvento della prima Repubblica a tangentopoli, ha evitato categoricamente di concedere il dicastero dell'agricoltura ad altri partiti partner di governo, non è altro che il suggello all'accusa da me esposta. E tanto per non sbagliare finite le elezioni e riconoscendo l'errore commesso hanno provveduto immediatamente nominando Ministro dell'agricoltura il leghista Zaia. Sig Presidente riesce a trovare durante l'arco della 1^ Repubblica un Ministro Calabrese all'agricoltura? Ma va, che distrazione!

2°) Il Ministro Tremonti, molto bravo in economia, insegni ai poveri analfabeti di Rosarno come si quadra il bilancio di un'azienda “tipo” di 20 ettari di agrumi destinati alla trasformazione industriale sapendo di ricavare dal prodotto pari a 10.000 ql un corrispettivo di €/kg pari a 0,07 franco industria cioè € 70.000. Considerato che, per la raccolta delle arance a scopo industriale un operaio normalmente raccoglie 8 q.li al giorno si desume che per la raccolta di 10.000 quintali necessitano nr. 1.250 unità lavorative x 42 € (salario concordato a livello provinciale) = € 52.500 a cui si aggiungono 9 € di contributi pro capite (se si ottiene la fiscalizzazione di area svantaggiata), pertanto 1.250 operai per € 9 di contributi pro capite si ottiene un costo di sola raccolta complessivo pari a € 63.750 con un attivo rimanente di € 6.250. Con questa somma il titolare dell'azienda deve: trasportare il prodotto all'industria, provvedere al trasporto degli operai per la raccolta, affrontare le spese di prima lavorazione del terreno, di concimazione, le spese per l'irrigazione a turni di 20 giorni da ripetersi per 5/6 mesi, fare i trattamenti antiparassitari, fare una leggera potatura di mantenimento, pagare la camera di commercio, pagare i consorzi di bonifica, pagare tutto quanto i vari Ministri dell'economia hanno gravato sul comparto agricolo nonché le spese per gasolio, energia elettrica, I.C.I. ecc...

Se Lei è persona di onore, ed io sono fermamente convinto che lo sia, si faccia quantificare i costi di produzione da un bravo agronomo dopodiché deve avere il coraggio di dire a tutta la nazione che il Beneficio fondiario è paurosamente in rosso e che pertanto i cittadini di Rosarno, che di questo vivono meritano il massimo rispetto e che quanto è successo è frutto dello sfruttamento al quale sono stati essi stessi sottoposti per decenni. Per quanto è capitato, per la rivolta di quelle povere anime esasperate dal bisogno e dalla fame Dio grida vendetta, così come grida vendetta dall'alto dei cieli per quell'esercito di camorristi legalizzati che ciecamente e biecamente ha infierito contro questa nobile terra che pur avendo generato decine di uomini illustri ed essendo stata la suggestione spirituale dell'intera Europa, come per una maledizione atavica, continua a preferire al perdono la vendetta, ma, soprattutto non trova il coraggio di riscattare il bene più grande di cui è stata espropriata: la propria dignità.

Al Segretario di Stato Cardinal Bertone che giustamente solleva la croce del Cristo in difesa dei poveri diseredati dell'Africa nera (sfruttata dal mondo intero fin dagli albori della civiltà), contro i moderni barbari, vorrei chiedere perché non ha mai trovato il tempo e lo spirito di pietà cristiana per sollevarla in difesa della Calabria o almeno di quella Calabria che subisce ogni forma di prevaricazione da parte dei poteri palesi ed occulti, leciti e illeciti e che sta pagando un prezzo altissimo per il peccato originale commesso da altri.

Signor Presidente potrei continuare per anni senza completare l'elenco delle ingiustizie subite da questa terra e dai suoi abitanti nonché delle offese disgustose che la flagellano. L'ultima quella di un menestrello dei tempi nostri pieno di soldi e di boria il quale, nella vicina Sicilia, si chiedeva perché Dio ha creato la Calabria. Molti si sono indignati per le sue parole, io no…… perché non ritengo il suo giudizio degno di considerazione. Io mi sono indignato, invece, sentendo (nel sottofondo della trasmissione) le risatine dei siciliani. Se fossi superficiale nelle valutazioni oggi mi sganascerei dalle risate pensando alla beffarda ironia del Marchionne a proposito della Sicilia traslata alla periferia di Torino immaginando un Palermitano senza denti chiedere: “ma nna Francia u pani custa caru?”come nel film di Risi “Il treno della speranza”. No! Mi auguro, invece che una stagione nuova faccia sedere allo stesso tavolo i rappresentanti - questa volta validi - delle tre regioni che componevano il Regno delle Due Sicilie e chiedere agli Ariani il “redde rationem” su tutto il maltolto per riequilibrare l'economia e ripartire insieme per la grandezza della patria comune e del nostro Tricolore tenendo in debito conto che, qualora malauguratamente per loro non intendessero farlo, saremmo in grado - perdendo due sole ore del nostro tempo - , a mandarli a costruirsi gli iglòo al polo nord. Mi perdoni, se può, Signor Presidente ma sono convinto che solo così sarà possibile evitare la catastrofe imminente perché quanto è avvenuto a Rosarno nei giorni scorsi non ha nulla a che vedere col razzismo e probabilmente con la mafia. Semmai può ritenersi la punta di un iceberg molto più pericoloso che anguilleggia paurosamente in una società impoverita più di quanto il governo possa immaginare e che sta per esaurire i sudati risparmi, quindi possiamo liquidare l'accaduto come episodio di xenofobia ma……!?.


Mi creda Suo umilissimo e devotissimo

Antonio Figliuzzi

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