Cittanova, 25 marzo 2007

Alla Sen. Anna Finocchiaro

p.c. a "CittanovAttiva"


Preg.mo Onorevole,

ho ascoltato con viva attenzione e profonda ammirazione l'intervento che Lei ha tenuto il 24 marzo u.s. nella sala conferenze del comune di Cittanova (RC) per presentare la mozione sul partito democratico in occasione del congresso dei DS.
Le sue parole mi sono apparse pienamente condivisibili e, come sempre, ho potuto apprezzare la Sua umiltà, la Sua capacità di autocritica, la Sua pacatezza e la profondità del Suo pensiero.
Chi Le scrive proviene da una famiglia di onesti lavoratori, bravi genitori che hanno trasmesso ai propri figli con l'esempio concreto del loro vivere quotidiano gli ideali di solidarietà sociale, di impegno civile e di difesa dei più deboli che dovrebbero essere alla base dell'azione politica della sinistra di questo Paese. Ed io mi sento e sono una persona "di sinistra".
Quello che Lei ha detto circa la necessità di rinnovare la classe dirigente, di porsi su un nuovo piano capace di cogliere trasversalmente le diverse anime della sinistra per coagularle intorno alla questione non più rimandabile del reale soddisfacimento dei bisogni e delle aspettative delle giovani generazioni e alle loro legittime istanze di partecipazione alla vita pubblica mi trova pienamente d'accordo.
Il problema reale (e voglio riferirirmi soltanto alla Calabria), però, è che la politica non sa più dimostrare tangibilmente questa tensione ideale; sembra essere diventata prigioniera di una classe dirigente che non vuole aprirsi al cambiamento e che appare molto più intenta a conservare il potere acquisito piuttosto che a proporsi con umiltà e consapevolezza del proprio ruolo quale soggetto cui compete, per naturale funzione, la responsabilità di risovere i problemi reali (e gravi) della gente e di creare effettive condizioni di giustizia e di uguaglianza tra gli uomini. C'è un grande vuoto della classe dirigente che, prima di essere pneumatico, è vuoto assoluto della coscienza e del ruolo che alla stessa classe dirigente è assegnato. Il messaggio che la classe politica trasmette è quello tristemente reso noto dalle trasmissioni televisive di questi giorni, per il quale "il compare del tuo compare è il mio compare", nell'idea che soltanto il grumo del clan cui si è inevitabilmente destinati ad appartenere possa fornire una (illegittima) risposta a legittime aspettative. E' quello per cui si deve essere militanti (nel senso più deleterio del termine) di partito per entrare con un contratto di lavoro a tempo indeterminato nel palazzo regionale (la tristemente famosa legge sui portaborse, che è una delle pochissime leggi partorite da una classe politica [di destra e di sinistra] che in questa regione non sa fare altro che parlare ed interrogarsi con discussioni interminabili sulla divisione delle poltrone e la sistemazione degli amici).
Diventa veramente molto difficile dire a un ragazzo di questa sventurata terra che la politica, con i suoi nuovi partiti, possa diventare la soluzione di una matassa inestricabilmente aggrovigliata, e non può certo consolare che chi lo dice dichiara con grande onestà intellettuale, come ha fatto Lei, di avere compreso il fallimento della politica.
Io faccio parte di una associazione civica (CittanovAttiva) il cui pensiero e le cui parole sono così profondamente simili a quanto Lei ha detto qui a Cittanova che alcuni suoi compagni di partito sono giunti ad affermare che Lei potrebbe essere il nostro Presidente Onorario. Questa associazione ha raccolto molti giovani che non avevano esperienze politiche e sta proponendo con grande libertà e forza i suoi ideali e i suoi progetti. Quello che mi sembra paradossale è che di fronte ad una così evidente convergenza di vedute con il pensiero del Capogruppo al senato dei DS, questi giovani abbiano dovuto ritagliarsi fuori dai partiti il loro spazio politico per portare avanti quelle vedute.
Io credo, pertanto, che quel mare aperto ed ignoto cui Lei ha fatto riferimento nel suo intervento sia effettivamente un luogo da esplorare, per non naufragare nel tranquillo porto in cui adesso siete ancorati; ma ciò deve essere fatto con la profonda consapevolezza che in quel mare in tempesta il partito (qualunque esso sia) debba ritornare ad essere un luogo di verità e di giustizia per tutti, aderenti e non.
Cordialmente

Salvatore Loprevite

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