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Why not? Si sarà chiesto Mastella nel formulare la richiesta di trasferimento del PM di
Catanzaro Luigi De Magistris. Perché non trasferire dunque il Magistrato che ha fatto
un inchiesta riguardante la cosiddetta “cupola d’affari” che manovrava
silenziosamente la Calabria? Una cupola che comprendeva politici di destra di centro e
di sinistra (tra cui lo stesso Mastella), imprenditori, massoni più o meno deviati, una
inchiesta “scomoda” dunque. Why not… A FAVORE NON SOLO DI DE MAGISTRIS E DELLA FORLEO, MA PER LA LEGALITÀ E LA GIUSTIZIA! AFFINCHÈ MAI PIÙ NESSUNO SIA ISOLATO. DA OGGI LA CALABRIA È CONSAPEVOLE, ![]() NUOVA PETIZIONE ALLE AUTORITÀ EUROPEE PER LA RIAFFERMAZIONE DELLO STATO DI DIRITTO Contro il trasferimento di Luigi De Magistris e Clementina Forleo, per la Giustizia e per la riaffermazione dello Stato di Diritto nel nostro Paese. Stampa la nuova petizione, organizza un banchetto ed aiutaci a raccogliere le firme per l' 11 gennaio 2008! Una volta raccolte le firme contattaci per conoscere l'indirizzo al quale recapitarcele. ![]() ![]() ![]() ![]() Cittanova - giardini pubblici - 20 dicembre 2007 |
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COMUNICATO STAMPA Anche Cittanova 'Pro De Magistris': raccolte 700 firme in meno di un ora. Livio Corica |
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lunedì 24 dicembre 2007 - Carmen Ieracitano
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Già da alcuni mesi avevo deciso - seppur con grande
rammarico - di dimettermi dall'Associazione nazionale magistrati. I
successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai
tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto
ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere. ha fatto proprie tendenze e pratiche di lottizzazione attraverso il sistema delle cosiddette correnti; ha contribuito - di fatto - a rendere sempre più arduo l'esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge. L'Anm è divenuta, con il tempo, un luogo di
esercizio del potere, con scambi di ruoli tra magistrati che
oggi ricoprono incarichi associativi, domani siedono al Csm, dopodomani
ai vertici del ministero e poi, magari, finito il 'giro', si trovano a
ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari. È uno
spettacolo che per quanto mi riguarda è divenuto riprovevole. Lascio, pertanto, l'Anm, donando il
contributo ad associazioni che, nell'impegno quotidiano antimafia,
cercano di garantire l'indipendenza concreta della magistratura molto
meglio dell'associazionismo giudiziario. I magistrati debbono avere nel cuore e nella mente e praticare nelle loro azioni i principi costituzionali ed essere soggetti solo alla legge. So bene che all'interno di tutte le correnti dell'Anm vi sono colleghi di prim'ordine, ma questo sistema di funzionamento dell'autogoverno della magistratura lo considero non più tollerabile. Il Csm deve essere il luogo in cui tutti i magistrati si sentano, effettivamente, garantiti e tutelati dalle costanti minacce alla loro indipendenza. Non è possibile assistere ad indegne omissioni o
interventi inaccettabili dell'Anm, come ad esempio negli ultimi mesi, su
vicende gravissime che hanno coinvolto magistrati che, in prima linea,
cercano di adempiere solo alle loro funzioni: da ultimo, quello che è
accaduto ai colleghi di Santa Maria Capua Vetere. Certo, lo spettacolo che mi ha visto in questi giorni protagonista, in un processo disciplinare che mi ha lasciato senza parole, ha contribuito a radicare in me la convinzione che questo sistema ormai è divenuto inaccettabile per tutti quei magistrati che ancora sentono e amano profondamente questo mestiere e che siamo ormai al capolinea. Io sono orgoglioso - sembrerà paradossale - che questo Csm mi abbia inflitto la censura con trasferimento d'ufficio. Era proprio quello che mi aspettavo. Ed anche scritto, in tempi non sospetti. Ho già detto, ad un mio amico antiquario, di farmi una bella cornice: dovrò mettere il dispositivo della sentenza dietro la scrivania del mio ufficio ed indicare a tutti quelli che me lo chiederanno le vere ragioni del mio trasferimento. La mia condanna disciplinare è grave e infondata, nei confronti della stessa farò ricorso alle sezioni unite civili della Suprema Corte di Cassazione confidando in giudici sereni, onesti, imparziali, in poche parole giusti. La condanna è, poi, talmente priva di fondamento, da ogni punto di vista, che la considero anche inaccettabile. Mi viene inflitta la censura, devo lasciare Catanzaro ed abbandonare le funzioni di pubblico ministero in sostanza perché non ho informato i miei superiori in alcune circostanze e perché ho secretato un atto solo ed esclusivamente per salvaguardare le indagini ed evitare che vi fossero propalazioni esterne che danneggiassero le inchieste; senza, peraltro, tenere conto delle gravissime ragioni che hanno necessariamente ispirato alcune mie condotte. Troppo zelo, troppi scrupoli, troppo amore per questo mestiere. Del resto il procuratore generale che rappresentava l'accusa in giudizio, nel rimproverarmi, definendomi anche birichino, ha detto che concepisco le mie funzioni come una missione. Ebbene, questa decisione, a mio umile avviso,
contribuisce ad affievolire l'indipendenza della magistratura, conduce
ad indebolire i valori ed i principi costituzionali, ci trascina verso
una magistratura burocratizzata ed impaurita sotto il maglio e la clava
del processo disciplinare. Ed invero, il modello di magistrato al quale mi sono ispirato è quello rappresentato da mio nonno magistrato (che ha subito anche due attentati durante l'espletamento delle funzioni), da mio padre (che ha condotto processi penali di estrema importanza in materia di terrorismo, criminalità organizzata e corruzione), dai miei magistrati affidatari durante il tirocinio, dai tanti colleghi bravi e onesti conosciuti in questi anni, da quello che ho potuto apprendere ed imparare, sulla mia pelle in contesti ambientali anche molto difficili, dall'esperienza professionale nell'esercizio di un mestiere al quale ho dedicato, praticamente, gran parte della mia vita. Il mio modello è la Costituzione repubblicana, nata dalla resistenza. Il modello 'castale' e del magistrato 'burocrate' non mi interessa e non mi apparterrà mai, nessuna 'quarantena' in altri uffici, nessun 'trattamento di recupero' nelle pur nobili funzioni giudicanti, potrà mutare i miei valori, né potrà far flettere, nemmeno di un centimetro, la mia schiena. Sarò sempre lo stesso, forse, debbo a questo appunto ammetterlo, un magistrato che per il 'sistema' è 'deviato ed eversivo'. Pertanto, questa sentenza è, per me, la conferma di quello che ho visto in questi anni ed un importante riscontro professionale alla bontà del mio lavoro. Certo è una sentenza che nella sua profonda ingiustizia è anche intrinsecamente mortificante. Imporre ad un pubblico ministero, che si sa che ha sempre professato e praticato l'amore immenso per quel mestiere, di non poterlo più fare - sol perché ha 'osato', in pratica, indagare un sistema devastante di corruzione e cercato di evitare che una 'rete collusiva' ostacolasse il proprio lavoro e, quindi, condannandolo per avere, in definitiva, rispettato la legge - è un po' come dire ad un chirurgo che non può più operare, ad un giornalista di inchiesta che deve occuparsi di fiere in campagna, ad un investigatore di polizia giudiziaria che deve pensare ai servizi amministrativi. Farò di tutto, con passione ed entusiasmo intatti, nei prossimi mesi, per dimostrare quanto ingiusta e grave sia stata questa sentenza e che danno immane abbia prodotto per l'indipendenza e l'autonomia dei magistrati, ed anche e soprattutto per la Calabria, una terra (che continuerò sempre ad amare comunque finisca questa 'storia') che aveva bisogno di ben altri 'segnali' istituzionali. Lavorerò ancor più alacremente nei prossimi mesi - prima del mio probabile allontanamento 'coatto' dalla Calabria - presso la Procura della Repubblica di Catanzaro per condurre a termine le indagini più delicate pendenti. Non mi sottrarrò ad eventuali dibattiti pubblici anche tra i lavoratori, tra gli operai, tra gli studenti, nei luoghi in cui vi è sofferenza di diritti, per contribuire - da cittadino e da magistrato, con la mia forza interiore - al consolidamento di una coscienza civile e per la realizzazione di un tessuto connettivo sinceramente democratico. Il Paese deve, comunque, sapere che vi sono ancora magistrati che con onore e dignità offrono una garanzia per la tutela dei diritti di tutti (dei forti e dei deboli allo stesso modo) e che non si faranno né intimidire, né condizionare, da alcun tipo di potere, da nessuna casta, esercitando le funzioni con piena indipendenza ed autonomia, in una tensione ideale e morale costituzionalmente orientata, in ossequio, in primo luogo, all'art. 3 della Costituzione repubblicana. La lotta per i diritti è dura e forse lo sarà sempre di più nei prossimi mesi: nelle istituzioni e nel Paese vi sono ancora, però, energie e valori, anche importanti. Si deve costruire una rete di rapporti - fondata sui valori di libertà, uguaglianza e fratellanza - che impedisca all'Italia di crollare definitivamente proprio sul terreno fondamentale dei diritti e della giustizia. È il momento che ognuno faccia qualcosa - in questa devastante deriva etica e pericoloso decadimento dei valori - divenendo protagonista per contribuire al bene della collettività e del prossimo, non lasciando l'Italia nelle mani di manigoldi, affaristi e faccendieri. giovedì 24 gennaio 2008 Luigi De Magistris
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3 Aprile, 2008
Formidabili quei danni
Tenetevi forte: Mastella chiede i danni. Anziché ringraziare questo Paese demente che non ha ancora organizzato una class action per chiedergli i danni, lo statista di Ceppaloni, momentaneamente ai box, strilla su giornali e tv che vuol esser risarcito e si appella a Napolitano. Perché mai? Perché la Procura di Roma ha archiviato l’inchiesta a carico suo e di Rutelli per abuso d’ufficio a proposito del volo di Stato al Gran premio di Monza, svelata dall’Espresso. E il gip di Catanzaro ha archiviato la sua posizione nell’inchiesta «Why Not». Marco Travaglio 4 Aprile, 2008 CATANZARO - Ora chiede giustizia l’ex ministro Clemente Mastella, da ieri definitivamente fuori dall’inchiesta “Why Not” per decisione del gip di Catanzaro Tiziana Macrì. Che ha accolto la richiesta avanzata il 4 marzo scorso dal procuratore generale di Catanzaro Enzo Jannelli e dai sostituti Domenico De Lorenzo e Alfredo Garbati dal momento, avrebbe detto il giudice (almeno secondo le notizie uscite sulla stampa), che “mancavano assolutamente i presupposti” per la sua iscrizione nel registro degli indagati e “successivamente non sono sopravvenuti elementi nuovi”. Monica Centofante antimafiaduemila.com |