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Il quadro delle deleghe rilasciate dal Sindaco agli Assessori comunali per l'esercizio delle funzioni concernenti l'attività dell'ente suscita numerose perplessità, perché non realizza una omogenea disaggregazione delle funzioni e determina, altresì, sovrapposizioni e confusione dei ruoli e delle responsabilità. In tal modo, si rischia seriamente di arrecare concreto pregiudizio all'efficace ed efficiente svolgimento dell'azione amministrativa, mortificandone gli esiti.
Saltano immediatamente all'occhio (anche dei "non addetti ai lavori") due caratteristiche che, nella prospettiva della "buona amministrazione" (e, quindi, anche della "buona organizzazione" che le è strumentale), appaiono completamente incomprensibili e, conseguentemente, assolutamente censurabili.
In primo luogo, la numerosità e la varietà dei compiti che rientrano nel campo di ciascuna delega, finendo con l'impegnare ciascun componente della Giunta Comunale su funzioni che stanno ai poli antitetici dell'amministrazione. Abbiamo Assessori che spaziano dalle "politiche sociali" ai "beni architettonici"; altri che transitando per il "turismo" e la "cultura" debbono anche preoccuparsi della "sanità"; altri che vanno dall'"ambiente" ai "fondi comunitari"; altri che dovrebbero fornire il loro prezioso contributo dal "bilancio" alle "politiche giovanili"; altri ancora che devono cimentarsi, senza perdere di vista il "contenzioso", con le "attività produttive" e i "PIP" da un lato e l'"urbanistica" dall'altro; altri ancora, infine, che, impegnati nel campo dei "servizi scolastici" e della "pubblica istruzione", sono pure chiamati ad occuparsi di "politiche energetiche" nonché di "politiche economiche e produttive". Su questo aspetto, certamente, si potrebbe obiettare che, stante la limitatezza delle risorse, bisogna essere in grado di fare di necessità virtù e che, di fronte alla grande numerosità delle funzioni comunali rispetto all'esiguità del numero di Assessori che è possibile nominare, ciascuno di questi ultimi deve assumersi l'onere (e l'onore) di dedicarsi a più funzioni specifiche.
Ma il problema non è soltanto questo. Vi è anche una ingiustificata e incomprensibile ripartizione delle funzioni tra le diverse deleghe. Per esempio, l'Assessore che si occupa di "politiche giovanili" è diverso da quello che si occupa di "politiche sociali"; quello che si occupa di "Sportello Unico per le Attività Produttive" e di "PIP" (senza dover perdere d'occhio l'"Urbanistica") è diverso da quello che si deve occupare di "Politiche Economiche e Produttive" (che non può dimenticarsi, dal canto suo, dell'"istruzione" ed "annessi"); quello che si occupa dell'"Urbanistica" è diverso sia da quello che si occupa di "lavori pubblici", sia da quello che si occupa di "verde e giardini pubblici". Quest'ultimo, peraltro, è chiamato a seguire i "fondi comunitari" (che effettivamente sono trasversali rispetto a tutte le funzioni e di rilevanza strategica talmente elevata che, forse, sarebbe stata auspicabile una delega unica che consentisse una piena ed assoluta concentrazione sul punto). E si potrebbe andare avanti.
In sintesi, quindi, ciascun Assessore si vede assegnato un complesso di funzioni molto variegato ma si trova anche a svolgerne alcune molto affini ad altre che sono, invece, assegnate a suoi colleghi.
Un caos organizzativo, dunque, del quale mentre risulta veramente difficile comprendere la ragione appare molto agevole prevedere le conseguenze dannose, tanto nel campo degli esiti dell'azione quanto in quello del controllo e della valutazione (amministrativa e politica da parte della collettività) dell'operato dei singoli.
Sul piano gestionale, infatti, si creeranno numerosi problemi connessi alle inevitabili carenze di competenze (a meno che non si ritenga di avere una squadra di assessori mostri, capaci di spaziare con l'agilità di un felino tra le più svariate funzioni della gestione) e all'inevitabile confusione dei ruoli che deriverà dal disegno che si è concepito.
Se proprio non era possibile attribuire a ciascun assessore un solo gruppo di competenze omogenee, non si poteva almeno fare in modo che a ciascun Assessore venisse assegnato un gruppo di funzioni affini? Per spiegare con un esempio: non avrebbe avuto più senso assegnare a chi si occupa di "politiche sociali" anche le "politiche giovanili", liberandolo da incombenze relative ai "beni architettonici"? E magari assegnare i "beni architettonici" a chi si occupa di "urbanistica", liberandolo dalle incombenze relative allo "Sportello Unico per le attività produttive" che, magari, potevano essere assegnate a chi si occupa di "politiche economiche"? E così via.
Un esercizio molto semplice e per nulla costoso, che avrebbe condotto ad un quadro più chiaro e razionale dei compiti e ad una maggiore efficacia amministrativa, consentendo anche una migliore e più serena valutazione politica dell'operato dei singoli.
Il pastrocchio che viene proposto dal dottore Alessandro Cannatà, invece, creerà serie difficoltà di coordinamento dell'azione degli Assessori e, sul piano della responsabilità, un gioco di carambola e rimando che non può giovare a nessuno.
Un'impostazione sbagliata che sacrifica il coordinamento e l'efficienza della Giunta, forse per salvaguardare gli equilibri di potere.

Cittanova, 13.07.2007

Salvatore Loprevite


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